Ex casa dello studente «Il centrodestra non bocciò il recupero a fini sociali?»
Il segretario provinciale del Psi, Francesco Giorgi, ripercorre il progetto nato con il centrosinistra e che l’allora opposizione non appoggiò
L’intervento
Una «retromarcia». Così il segretario provinciale del Psi ed ex presidente della terza commissione al Comune di Grosseto, Francesco Giorgi, bolla il progetto della giunta Vivarelli Colonna di ristrutturare l’ex casa dello studente per farne una struttura con finalità sociali-assistenziali.
I lavori sono in corso e anche il progetto è conosciuto. Nei giorni scorsi, però, sono state approvate le linee di indirizzo.
Il nuovo annuncio dà l’occasione a Giorgi per ripercorrere le tappe del recupero e ricordare come un progetto di sistemazione per farne un immobile a fini sociali (mensa per i poveri, centro di ascolto, assistenza alle famiglie bisognose) fosse stato avviato già dalla precedente maggioranza di centrosinistra, che riuscì anche a ottenere 1,4 milioni di euro dalla Regione nel 2015. Ma l’allora opposizione di centrodestra bocciò il progetto.
Fa notare Giorgi che «il centrodestra non si mostrò esattamente propenso a quel recupero del bene a fini assistenziali, anzi, era proprio di opposto parere. Si distinsero le affermazioni dei consiglieri Agresti, Rossi e Lolini, che ritenevano che l’immobile della ex casa dello studente fosse letteralmente il “posto sbagliato” dove gestire attività di sostegno sociale, poiché, così veniva detto, “è una zona buia e isolata” e poiché lì “ci sono i nostri giovani”». Inoltre alcuni rappresentanti degli studenti chiedevano che ritornasse centro di aggregazione per giovani.
«Sensibile anche a quest’ultima istanza – ricorda Giorgi – la nuova amministrazione di centrodestra, che già in campagna elettorale aveva fatto credere che non avrebbe seguito l’indirizzo di recupero dato dall’amministrazione uscente, fece in modo di non dar corso a quanto già progettato, finanziato e concordato». Alla Diocesi non restò che chiedere al Comune di rescindere la convenzione. Non solo.
Se oggi la giunta Vivarelli Colonna ha previsto un «articolato e complesso sistema di gestione e coprogrammazione, con un affidamento unitario a uno o più soggetti del terzo settore, che dovrebbero predisporre un progetto di gestione da concordare con l’amministrazione», il progetto del centrosinistra prevedeva una gestione molto più snella, affidata alla Caritas Diocesana.
Ora, dice Giorgi, «il nuovo progetto di recupero appare complesso e impegnativo, e lo è senz’altro di più di quello originariamente previsto e pertanto vedremo se sarà davvero portato a termine, con quali costi effettivi (e a carico di chi) e in quali tempi, mentre, nel frattempo le diseguaglianze nel nostro territorio non sono certo diminuite e, con esse, purtroppo le persone e le famiglie in difficoltà. Se invece il piano già predisposto dalla precedente maggioranza fosse stato realizzato nei tempi previsti (e non importa se pure inaugurato dall’attuale amministrazione), ci sarebbe stato solo da gioire da parte di tutti, e la città avrebbe avuto uno strumento utile (forse addirittura essenziale) in più per gestire la crisi sociale grandemente aggravata dall’emergenza Covid-19. Ed è per questo che il tempo perso sa di beffa».
Per Giorgi «si è perso tempo forse per ragioni puramente ideologiche, ma sicuramente elettorali, facendo credere a molti elettori che uno strumento pensato esclusivamente per fare del bene sarebbe stato invece un male. In definitiva: per questa, come per altre vicende, vedasi la grottesca evoluzione della questione aree Peep (con la promessa, non mantenuta, di venire incontro agli assegnatari, che avrebbe comportato però la violazione delle regole erariali e di bilancio dell’ente), l’attuale amministrazione può ben definirsi come quella delle retromarce. Come dire: “Contrordine!”, ma senza dire: “Ci eravamo sbagliati. Anzi, facciamo finta di niente, che magari nessuno se ne accorge”». —
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