Sicurezza
Grosseto piange Carmelina, la dottoressa dei più bisognosi
È stata una dei primi medici di famiglia donna in Maremma: moglie del professor Paolini, ha dedicato la sua vita alla professione e agli altri
GROSSETO. Aveva chiesto ai figli di essere sepolta con il camice e il fonendoscopio, perché per tutta la vita, prima di ogni altra cosa, si è sentita un medico anche dopo essere andata in pensione. Carmelina Mascambruno, moglie del professor Riccardo Paolini, ex direttore dell’Urologia dell’ospedale di Grosseto, e cugina di Giuseppe Mascambruno, ex direttore del quotidiano La Nazione, è deceduta ieri nella sua abitazione, vinta da un male incurabile che l’aveva colpita due anni fa. Avrebbe compiuto 81 anni il 16 maggio, ma, come la ricorda il figlio Alberto, «fino a poco prima di ammalarsi, era stata sempre molto attiva e impegnata nel volontariato, cui si è dedicata anche durante il periodo lavorativo».
Era nata a Monticiano, in provincia di Siena, nel 1940, ma era cresciuta a Positano dove il padre, anche lui medico, si era trasferito per lavoro. Poi il ritorno in Toscana, la laurea all’Università di Siena nel 1967 e la sua prima condotta a Contignano, un paesino della Val d’Orcia, l’anno successivo, prima dell’incarico come medico di famiglia a Pari, nel comune di Civitella Paganico, dove ha esercitato fino all’inizio degli anni Ottanta.
Carmelina Mascambruno è stata una delle prime donne a fare il medico condotto, come si chiamava allora il medico di famiglia, una professione al tempo ricoperta per lo più da uomini. Ha lavorato anche all’ospedale di Scansano e successivamente è stata responsabile degli ambulatori della Asl di via Don Minzoni, prima di dedicarsi alla medicina interna al Misericordia, dove è rimasta fino alla pensione, nel 2009.
A Grosseto, Carmelina Mascambruno, era arrivata nella secondo metà degli anni Settanta, insieme al marito e ai due figli, Alberto, direttore di Sistema, la multiservizi del Comune, e Alessandra, avvocata; quattro i nipoti. Fin dall’inizio si è dedicata, oltre che alla famiglia e al lavoro, al volontariato all’interno dell’associazionismo cattolico, dal Centro italiano femminile, all’associazione medici cattolici. È stata tra le più attive nel centro di accoglienza per le visite mediche della Caritas a Grosseto, di cui era stata responsabile già dalla metà degli anni Novanta. Commosso il ricordo di don Franco Cencioni, che aveva conosciuto la dottoressa subito dopo il suo arrivo a Grosseto. «Ho trovato in lei una donna capace di tradurre in un impegno serio, continuato e fecondo, il suo essere cristiana. Ricordo in particolare il suo impegno nel Centro italiano femminile, quel che facemmo, subito dopo la caduta del regime, in Romania, dove riuscimmo a far giungere due container di aiuti, compresi presìdi medici. E ricordo anche il suo impegno diretto con i bambini e dei ragazzi provenienti da Chernobyl che accoglievamo a Boccheggiano», scrive don Cencioni. Ricorda il suo grande impegno al servizio dei più deboli anche Luca Grandi, vicedirettore della Caritas. «Ha continuato la sua attività nel nostro ambulatorio fino a pochi anni fa quando per motivi di salute si era dovuta fermare. Veniva una volta a settimana, offriva gratuitamente la sua professionalità e spesso spendeva le sue conoscenze per permettere visite specialistiche costose per i senzatetto, oltre a riuscire a rifornire l’ambulatorio di medicinali. Era molto ben voluta e ha aiutato davvero tante persone nel suo servizio in Caritas. Siamo davvero tutti dispiaciuti: Carmela aveva davvero un gran cuore».
Alla famiglia le condoglianze del vescovo Rodolfo Cetoloni, a nome di tutta la Diocesi. Il funerale, oggi alle 15,30 in cattedrale, celebrato da don Franco Cencioni. Chi desidera fare offerte in sua memoria, può fare una donazione alla onlus Insieme in rosa, conto corrente Banca Tema di Castiglione della Pescaia, iban IT25Q0885172210000000206573. —
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