Il Tirreno

Grosseto

follonica 

Sequestro e violenza sessuale Quarantenne va a processo

P.S.

Avrebbe chiuso in casa una connazionale cui aveva promesso un lavoro Minacce di morte rivolte anche alla figlia di lei. Era stato attivato il codice rosso 

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FOLLONICA. Sarà processato per sequestro di persona, violenza sessuale, violazione del divieto di avvicinamento e lesioni. Rinviato a giudizio al termine dell’udienza preliminare un cittadino romeno di 40 anni, Viorel Pestritu, arrestato l’anno scorso dopo la denuncia di una donna sua connazionale.

Il giudice Marco Mezzaluna ha accolto le richieste del pm Giovanni De Marco a conclusione delle indagini dei carabinieri. Secondo la ricostruzione, la donna sarebbe arrivata a Follonica da Verona, ai primi del gennaio 2020, perché Pestritu le aveva prospettato la possibilità di un lavoro come badante, aggiungendo che ci sarebbe stata già una famiglia pronta ad assumerla. Ma quando la donna era arrivata a Follonica, aveva trovato aperta solamente la porta della casa che l’uomo divideva con un altro romeno. Una casa che per una ventina di giorni sarebbe diventata la sua prigione dalla quale è stata liberata dai carabinieri quando aveva avuto la forza di uscire sul balcone e mettersi a gridare. «Aiuto, aiuto, aiutatemi»: le urla disperate della donna erano state sentite dalla vicina di casa che aveva dato subito l’allarme e aveva chiesto immediatamente l’intervento dei carabinieri.

Ma davanti ai militari la donna aveva avuto paura di raccontare la verità e così l’uomo era stato solo denunciato: i carabinieri avevano chiesto l’attivazione del codice rosso e la donna era stata anche portata al pronto soccorso per essere visitata. E lei, piano piano, si era aperta e aveva spiegato cosa sarebbe successo in quei giorni trascorsi nell’appartamento di Senzuno dove Pestritu l’avrebbe rinchiusa: lui, secondo la ricostruzione, l’avrebbe privata del suo cellulare e delle chiavi che le avrebbero consentito di entrare e uscire dall’abitazione minacciandola che avrebbe fatto molto male a lei, nel caso in cui se ne fosse andata, ma anche alla figlia della donna che era rimasta in Romania. Poi l’avrebbe costretta a subire rapporti sessuali completi, anche più volte al giorno, immobilizzandola sul letto e minacciandola di morte, minacce che avrebbero riguardato anche la figlia. In diverse occasione l’avrebbe anche presa a schiaffi e le avrebbe tirato così forte i capelli da strapparle delle ciocche, spegnendole anche una sigaretta sulla gamba destra. I carabinieri, una volta raccolti tutti gli elementi del puzzle, comprese le dichiarazioni del connazionale che condivideva l’appartamento, hanno trasmesso tutto al sostituto procuratore che aveva coordinato le indagini. In un primo momento era stato ipotizzato anche il reato di riduzione in schiavitù e il fascicolo era stato inviato per competenza alla Direzione distrettuale antimafia: poi questo reato è decaduto e per Pestritu - liberato nel frattempo ma tornato in carcere per l’aggravamento della misura a causa della violazione del divieto di avvicinamento - sono rimaste solamente le accuse che hanno poi portato al rinvio a giudizio davanti al collegio di Grosseto. La prima udienza si terrà ad aprile. — P.S.

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