La manifestazione
Recovery senza geotermia Botta e risposta sindaco - ambientalisti
Giulia SIli
MONTErotondo marittimo. Nel piano nazionale Recovery Plan, alla voce dedicata alla produzione di energia da fonti rinnovabili, non viene annoverata la geotermia.
Questa assenza, ritenuta una scelta politica, è stata fortemente criticata da Giacomo Termine, segretario provinciale del Pd e sindaco di un Comune sede di impianto geotermico. Il sindaco di Monterotondo Marittimo ha quindi chiesto che la geotermia venga inserita come priorità nazionale nel Recovery Plan. Un’idea che non è però piaciuta a Roberto Barocci di Sos Geotermia, il quale ha spiegato che i Comuni della alta Val di Cecina sono quelli con la popolazione più vecchia e il reddito più basso della Toscana: «Come documentato da Irpet – dice Barocci – dopo un secolo di geotermia che ha ridotto quelle realtà ad una monoeconomia dalla quale è esclusa qualsiasi altro tipo di attività, con riflessi pesanti a livello occupazionale e di sostenibilità sociale». Per l’esponente ambientalista, infatti, la produzione elettrica farebbe entrare somme consistenti nelle casse dei Comuni sede di impianto ma queste evidentemente non basterebbero a rendere appetibile il mantenimento in loco della popolazione.
Secondo Barocci ci sono quindi delle motivazioni economiche per escludere la geotermia dagli incentivi: «È evidente – dice – che senza le sovvenzioni pubbliche a nessuno verrebbe in mente di investire denari in un’attività estremamente costosa ed assolutamente in perdita, sia per i rischi connessi all’incertezza delle perforazioni, sia per lo scarsissimo rendimento degli impianti: basti pensare – prosegue – che una centrale binaria da cinque megawatt, non produce più del 10 percento dell’energia che serve al suo funzionamento, ma attraverso gli incentivi concessi, pagati attraverso le bollette dei cittadini, consente alle società speculatrici, nell’arco dei 30 anni di vita delle centrali, di triplicare gli introiti rispetto ai costi iniziali».
Barocci e il suo comitato ritengono da anni che il calore della terra debba essere sfruttato in maniera diversa, «per usi civili e pubblici, come il teleriscaldamento di scuole, impianti sportivi, edifici amministrativi, e per il sostegno a progetti turistici e termali, agricoli e artigianali che affianchino le scelte di sviluppo dei vari territori». «A tale scopo devono essere concessi gli incentivi – conclude l’ambientalista – e non per soddisfare gli appetiti delle società speculatrici e dei loro referenti politici, interessati soltanto alla facile gestione delle briciole che esse sono disposte a far cadere dai loro lauti banchetti».
Termine sostiene la necessità di pensare al futuro del suo territorio dove la geotermoelettricità è la principale, se non l’esclusiva, base economica e di sostegno sociale e occupazionale. «Lo sfruttamento di questa risorsa ha consentito una permanenza, seppur ridotta, delle popolazioni in territori marginali – dice Termine – spesso con infrastrutture fragili e scarse opportunità di ulteriore sviluppo».
Per il sindaco lo stato attuale dei territori geotermici, dove è evidente l’indebolimento economico del sistema industriale collegato alla geotermia, sarebbe dovuto «a politiche viziate da pregiudizi ideologici» che avrebbero portato ad una conseguente crisi del tessuto socio-economico dei comuni. —
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