Attenzione
Diffamazione al supermercato Mancineschi si difende
Grosseto. Da una parte c’è lui, l’imputato, Lorenzo Mancineschi: «Avevo visto una dipendente del supermercato che era alla cassa, aveva posato i soldi, era andata al banco gastronomia e aveva servito i clienti senza cuffia e guanti».
Dall’altra c’è lei, la dipendente, Sabrina Tarquini, costituitasi parte civile: «Ero in pausa, sono andata a dare una mano alla gastronomia, avrò servito al massimo due clienti in venti minuti. Sì, è vero: non avevo né guanti né cuffia. Quei post con la mia foto che sono seguiti sono stati esagerati rispetto a ciò che era successo. Mi sono sentita offesa nella dignità».
In mezzo c’è un’ipotesi di diffamazione a mezzo Facebook, per quelle foto pubblicate sul profilo Facebook personale della Iena Maremmana, commentate pesantemente secondo l’imputazione, e che vedono imputata in concorso anche la sua compagna dell’epoca, Oxana Kamenieva.
Era l’agosto 2015 e ieri in aula, davanti al giudice Andrea Stramenga, ha parlato la dipendente: «Fu un’amica ad avvisarmi della pubblicazione delle foto – ha detto Tarquini – Dopo quei fatti ho rischiato la sospensione dal lavoro. C’erano commenti sgradevoli, come “sudicia”, “zozza”. Mi sono trovata a dover dare giustificazioni al direttore e al responsabile del personale. Non ho subìto alcuna sospensione, solamente contestazioni verbali. Ma come conseguenza io, cassiera, non ho potuto fare per quattro anni il corso per diventare impiegata». Tarquini, dietro richiesta dei difensori (Tania Amarugi per Mancineschi e Valentina Guerriero per Kamenieva) ha ammesso di non aver avuto né cuffia né guanti, nel servire i clienti, aggiungendo che i guanti non erano comunque necessari.
Nei post, Mancineschi aveva scritto che «maneggiava soldi, poi serviva prosciutti a mani nude e capelli al vento».
«Quel giorno ero a fare spese con Oxana – ha detto Mancineschi che si è fatto interrogare in aula – Vidi la cassiera che posava i soldi appena contati e andava verso gli alimenti: lei poi aveva servito i clienti senza nulla. Io sono un cittadino e un consumatore, non lo trovo giusto. Per questo motivo scattai due foto e le pubblicai sul mio profilo».
Ha chiesto il pm onorario Alessandro Bonasera: perché non si rivolse al direttore per contestare quanto aveva visto? «Ho preferito fare la foto» e ha citato un caso del 2014, quando ancora faceva l’investigatore privato, in cui era stato coinvolto («dalla Procura», poi si è corretto «dalla polizia amministrativa») per un caso similare che riguardava ancora gli alimenti.
L’istruttoria è di fatto terminata, la prossima udienza (nella quale Kamenieva ieri assente potrà eventualmente farsi interrogare) a novembre, con discussione e sentenza. —
P.S.
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