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elezioni del 2013 

Confermata in appello la condanna di Cerulli per diffamazione

P.S.
Confermata in appello la condanna di Cerulli per diffamazione

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monte argentario. La prima sezione penale della Corte di appello di Firenze ha confermato la condanna dell’ex sindaco Arturo Cerulli, che in primo grado nell’aprile 2018 era stato riconosciuto colpevole del reato di diffamazione.

Cerulli era stato condannato a 400 euro per una vicenda risalente alle elezioni amministrative del maggio 2013, quella relativa al volantino in cui lo stesso Cerulli, allora candidato (per il secondo mandato) aveva attaccato la lista rivale di Massimo Sandrelli (in occasione dell’arrivo imminente sul Promontorio di Matteo Renzi per un comizio), utilizzando parole come «mussoliniani» e «sorti di mafie di terra e di mare».

Cerulli era stato condannato anche al risarcimento dei danni in favore delle parti civili, intanto con una provvisionale da 1.500 euro per ciascuno di loro cinque: Michele Vaiani, Azelio Bagnoli, Danilo Cerulli, Anna Poggioli e Viviana Lauro. Anche queste statuizioni sono state confermate.

Il sostituto procuratore generale Luigi Bocciolini aveva chiesto la conferma di tutto il complesso della sentenza. Sulla stessa linea le parti civili, rappresentate dagli avvocati Michelina Suriano, Rodolfo Piccardi e Costanza Brusa. Il difensore Gianni Giorgi, oltre a sollecitare l’assoluzione del proprio assistito, aveva invece tra l’altro segnalato che il reato sarebbe stato prescritto nel novembre scorso. Le motivazioni di questo procedimento, che si è svolto con trattazione scritta, saranno depositate entro tre mesi.

Quella di Cerulli, secondo il giudice Andrea Stramenga, fu certamente diffamazione, aggravata dall’uso del volantino, sicuramente indirizzata ai rappresentanti dello schieramento politico opposto pur se non direttamente indicati con il loro nome, caratterizzata dalla pervasività del messaggio e dalla sproporzione dei termini, con l’uso di «frasi gratuitamente lesive della reputazione», al punto che non è ravvisabile la scriminante della critica politica. E la paternità di quelle frasi non è in dubbio. Il difensore Giorgi nel suo ricordo in appello aveva invece messo l’accento sull’aspetto di esclusiva critica politica, in una campagna elettorale caratterizzata da torni particolarmente aspri. — P.S.

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