Il Tirreno

Grosseto

Vaccini anti-Covid, i medici di famiglia sono pronti

Lina Senserini
Vaccini anti-Covid, i medici di famiglia sono pronti

Le risposte che attendevano però ancora non sono giunte. Andrea Salvetti (Simg): «Abbiamo bisogno di spazi e personale». 

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GROSSETO. L’accordo è in dirittura di arrivo, questione di dettagli, poi anche i medici di famiglia, in Toscana – e dunque anche in Maremma – potranno vaccinare i loro assistiti contro il coronavirus.

Il 3 febbraio c’è stato un incontro in Regione, dopo quello di martedì a Roma tra il ministro della salute Roberto Speranza, il presidente della conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, il commissario straordinario per l’emergenza Covid, Domenico Arcuri, e le rappresentanze dei medici di base, per definire un protocollo quadro nazionale.

I contenuti non sono stati resi subito noti, ma si sa per certo che mancano ancora diversi tasselli prima che possano essere definiti tempi, modalità e compensi ai professionisti, per consentire loro di partire con la campagna: in particolare riguardo alla consegna dei farmaci, la variabile determinante per la programmazione della vaccinazione di massa.

A Grosseto i medici di famiglia sono pronti a iniziare, non appena ci saranno più certezze. «Possiamo e dobbiamo fare i vaccini ai nostri pazienti – dice Nicola Briganti, segretario provinciale della Federazione italiana medici di medicina generale (la Fimmg) e storico professionista grossetano – poiché è la medicina di base che può garantire la capillarità della somministrazione, più di qualunque altra strategia che possa essere messa in campo. Peraltro anche noi ci stiamo vaccinando in questi giorni».

Per Briganti l’ambulatorio del medico di famiglia è il luogo deputato per le vaccinazioni anti-Covid, così come avvenuto per il vaccino antinfluenzale, benché nel caso del coronavirus le procedure siano più lunghe e complesse e non siano immaginabili 2.500 vaccinazioni in un mese, tante ne sono state fatte nell’ambulatorio in cui Briganti lavora con altri tre colleghi per la campagna contro l’influenza stagionale. «Questo accordo di massima – continua – è un riconoscimento del nostro ruolo, ora attendiamo indicazioni nero su bianco e “istruzioni” per organizzarci al meglio con i mezzi che abbiamo», aggiunge.

«Ci stupisce sapere dalla stampa delle trattative in corso, poiché come società scientifica non siamo stati convocati – sottolinea Andrea Salvetti, medico di famiglia grossetano notissimo e presidente provinciale della Società italiana di medicina generale – ma quello che ora conta – aggiunge Salvetti – è vaccinare. È in questa direzione che vanno canalizzate le nostre energie, in modo da effettuare il numero più alto di vaccini, ancora più importanti dei tamponi. Noi siamo disponibili, ma abbiamo bisogno di spazi e personale, poiché molti dei nostri pazienti anziani non possono spostarsi da casa e dobbiamo andare al loro domicilio. E per portare avanti questa “vaccinazione di iniziativa” occorrono persone e strumenti adeguati. Se non sono i medici di famiglia a vaccinare, difficile raggiungere la soglia del 70 per cento di immunità di gregge entro l’estate. E tutto ovviamente – conclude Salvetti – dipende da quali vaccini ci verranno consegnati, quando e in che quantità».
 

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