Il dolore
Impianti chiusi, ma è comunque ressa: beffa, rischiosa, sull'Amiata
Lo sfogo del gestore della seggiovia e delle sciovie: "Se tenerci fermi serviva a non richiamare gente, hanno sbagliato tutto"
MONTE AMIATA. «Se l’obiettivo di chiudere gli impianti di risalita era quello di tenere a casa la gente e non farla venire sull’Amiata, hanno proprio sbagliato tutto. Io tanta gente così non l’avevo mai vista».
Stefano Papi è il titolare della società Isa impianti che gestisce seggiovia e skilift sul monte Amiata. Come tutti i colleghi d’Italia, anche lui ha dovuto sottostare alle norme anti-Covid, dettate dal governo per arginare la pandemia, e tenere chiusi gli impianti. Possono utilizzarli solo gli sciatori tesserati e la scuola di sci.
Eppure la montagna è piena zeppa di visitatori, ingolfata di auto, “invasa” da ciaspolatori, bambini con lo slittino, persone che vengono a godersi l’Amiata ma tanto innevata come quest’anno.
Tanto che nelle scorse settimane il Comune di Castel del Piano ha dovuto pianificare un sistema di accessi contingentati ai prati delle Macinaie e della Contessa, prevedendo, in caso di ressa, il senso unico per la provinciale che da Castel del Piano porta in vetta, con uscita dalle Aiole di Arcidosso, e l’obbligo di parcheggiare su un solo lato della strada, anche per motivi di sicurezza nel caso sia necessario far transitare mezzi di soccorso.
«Se con gli sci non si può andare perché non si possono usare gli impianti di risalita, non significa che la gente non ci sia – dice Papi –. Dalle ciaspole alle slitte, alle buste di plastica ai pallet con gli sci agganciati sotto, ne ho viste di tutti i colori. E tutti lavorano: i bar, con la fila fissa davanti, e il ristorante, che per garantire gli spazi, ha dovuto fare sei turni. Tutti tranne noi, nonostante i nostri impianti non siano al chiuso».
Insomma, un paradosso. «Noi apriamo lo sci club, con 70 ragazzini che sciano secondo il protocollo della Fisa, la Federazione italiana sport invernali. Il risultato è che, guardi le piste, e vedi i ragazzini che sciano ben distanziati gli uni dagli altri, nel rispetto delle regole, e poi guardi oltre la recinzione, nell’area pubblica, e vedi la ressa. L’anarchia. Un’“orgia”», dice Papi.
E a risentirne non sono solo i gestori degli impianti, ma anche i maestri di sci. Roberto Fabiani e responsabile del Collegio maestri di sci della Toscana e direttore della scuola di sci Amiata ovest. Collabora inoltre con Isa impianti, di cui cura la manutenzione delle piste e degli impianti.
«Siamo circa 330 maestri di sci operativi – spiega Fabiani – dei quali una buona parte, 280-290 persone, viviamo della nostra professione tutto l’anno. Adesso stiamo vivendo in questo momento di “bagnomaria”. E tutto quello che ci viene offerto sono 800 euro di ristori». Soldi previsti una tantum, per l’intera stagione invernale. Insomma, briciole, poco più di un’elemosina.
Ad oggi in base al decreto legge in vigore, gli impianti dovrebbero riaprire il 15 febbraio. Chiosa Papi: «Siamo in sofferenza totale, hanno affamato i gestori degli impianti e i maestri di sci. E la beffa è che la neve, che quest’anno è stata davvero abbondante, sta cominciando ad andare via». —
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