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Nonna Irene, 105 anni: con lei a tavola si parla di Coppa Davis e sci, fuorigioco e moviola
Appassionatissima sino dalla gioventù, non si perde un evento in tv e ha trasmesso a figlie, nipoti e pronipoti l’amore per lo sport
SORANO. Correva l’anno 1916 e più precisamente era il 3 febbraio, quando al Pianetto di Sorano, veniva alla luce Irene. Quartogenita di sette figli di Aleardo Pera e Veneranda Giubilei.
Oggi la signora Irene Pera compie 105 anni, davvero incredibile ma quello che sorprende di più è la storia di questa donna. Il 21 aprile del 1937 sposa Mario Rispoli, portercolese, che svolge la mansione di guardia giurata nel tombolo della Feniglia, dove lavorerà fino al 1974. Dalla loro unione nasceranno Maria Alma, Teresa e Ivana. Nonna Irene, forse influenzata dalle tre figlie, entrambe milaniste (galeotto fu l’amore per Gianni Rivera), diventerà tifosissima per il calcio e non solo. Ha seguito sempre con grande passione ogni evento sportivo, tanto è vero che dai suoi ricordi si potrebbe scrivere la storia dello sport italiano. Dagli incontri di Nino Benvenuti trasmessi in radio, alle dure tappe di Giro d’Italia e Tour, alla leggendaria partita del secolo Italia-Germania 4-3 ai Mondiali in Messico del 1970, per passare dai trionfi della valanga azzurra di sci, alla storica vittoria della Coppa Davis del 1976 in Cile, fino a quelle della Ferrari e di Valentino Rossi.
Nonna Irene non si è mai persa un evento, sempre incollata alla tv, dicendo sempre la sua, da vera intenditrice. Irene anche anche visto vincere tutti e quattro i Mondiali della squadra azzurra. Le tre figlie tifose del pallone non potevano far altro che innamorarsi di tre uomini che considerarli appassionati del calcio è davvero riduttivo. Domenico Fanciulli, alias “il Falco”, juventino doc ma soprattutto re indiscusso del calcio maremmano, uno dei più forti attaccanti di sempre del nostro territorio. Enio Sclano, tifoso del Porto Ercole dei bei tempi e interista nel Dna, una rarità in un paese in cui, quasi in toto, abitano tifosi juventini. Piero Berni, milanista sfegatato e dirigente calcistico conosciutissimo, prematuramente scomparso, capace di organizzare eventi straordinari e incredibili grazie alla sua passione e abilità, basti ricordare il torneo internazionale giovanile che per anni ha portato a Porto Santo Stefano e zone limitrofe i club più blasonati e prestigiosi.
È facile dedurre che a tavola l’argomento principe è sempre stato il calcio. Discussioni, polemiche, fuorigioco non fischiati, rigori dati e rigori non assegnati. Ognuno vedeva la moviola a modo proprio, ma nonna Irene ha sempre avuto l’asso nella manica su come mettere fine a quei battibecchi sportivi, ovvero prendendo i tre generi per la gola. Essendo anche una cuoca sopraffine preparava gli ingredienti e quindi: uova, farina e mattarello e lì a stendere pasta fresca, da tramutare in tagliatelle al ragù. Pane abbrustolito e pesci di ogni genere per un cacciucco da leccarsi i baffi. La numero uno in cucina. Non a caso, il marito Mario l’ha sempre chiamata “La Regina”.
L’amore per il calcio e per lo sport glielo hanno, successivamente, alimentato i nipoti. Barbara, insegnante di educazione fisica e ottima sprinter sulle piste d’atletica. Marco, attaccante di razza ed in seguito allenatore di calcio a livello federale. Riccardo, anche lui calciatore ed affermato allenatore del calcio maremmano. Fabio e Roberto, che delle capacità velistiche e della pesca potrebbero fare materia di insegnamento alle nuove generazioni. Ma nonna Irene ha anche sei pronipoti, che non potevano non avere la passione per lo sport e per il calcio. Claudio, ottimo fondista di atletica leggera in gioventù. Alessio, che ha vestito la casacca di più squadre dilettantistiche della provincia. Edoardo, ora bomber dell’Argentario, che vanta addirittura un goal, appena sedicenne in serie B con il Grifone. Samuel, portiere delle giovanili della Pianese, che appena tredicenne, è conteso da più squadre professionistiche. Cristian piccolo bomber del Grosseto, che per opportunismo e tecnica, non può non far ricordare nonno Domenico. E dulcis in fundo, Samuele, il più piccolo della banda, che sa già unire grinta a qualità balistiche, con grande maestria.
Peccato che tutti loro a causa del Covid non potranno riunirsi sotto le mura di quella splendida casetta in campagna, «saremo costretti a fare i turni per andare a farle gli auguri», commenta dispiaciuta Barbara, la nipote più grande.
Famiglia unita da sempre, dove i valori hanno incessantemente rappresentato grande importanza. Il segreto di tutto ciò? Non possiamo di certo sbagliarci. Il segreto è lei, Irene, la nonna dei record, la mamma, la suocera e la nonna degli sportivi. Tanti auguri nonna Irene!
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