Sicurezza
Abuso dei mezzi di correzione La prof sotto inchiesta
Non avrebbe permesso a uno studente di uscire dall’aula La dirigente ha inviato alla Procura le lamentele dei genitori
Pierluigi Sposato
Grosseto. Un’insegnante sessantenne di una scuola superiore è sotto inchiesta per abuso dei mezzi di correzione. Nei giorni scorsi ha ricevuto l’avviso di fine indagini che individua due possibili condotte illecite nei confronti degli studenti: l’utilizzo di parole offensive e l’aver impedito a uno di loro di uscire dall’aula per recarsi al bagno in seguito a un attacco allergico. Episodi segnalati circa un anno fa dai genitori alla dirigente scolastica, la quale aveva poi provveduto a mandare le carte alla Procura di via Monterosa. La professoressa, che respinge le accuse, ha a sua volta avviato un’azione legale nei confronti di alcuni genitori. Questi erano stati sentiti dalla polizia giudiziaria per far luce su quanto segnalato dalla dirigente nell’esposto. L’insegnante non è stata ancora interrogata.
È un contenzioso articolato su più fronti, dunque. E non solo quello penale. Perché la prof aveva presentato, a novembre scorso, un ricorso d’urgenza: al giudice del lavoro aveva chiesto di essere assegnata nell’anno scolastico in corso alle stesse classi che le erano state attribuite l’anno precedente, richiamandosi anche alla continuità didattica, e aveva comunque chiesto che fosse dichiarata nulla e illegittima la decisione della dirigente risalente al settembre scorso. Quest’ultima l’aveva assegnata allo svolgimento di supplenze per assenze brevi e saltuarie dei docenti dell’istituto. Il giudice della sezione lavoro Giuseppe Grosso ha respinto il ricorso della professoressa, condannata a pagare un terzo delle spese di lite (480 euro) al ministero per l’Istruzione. Il magistrato nota tra l’altro che nel nostro sistema non è ravvisabile il diritto a vedersi attribuite le medesime classi dell’anno precedente, a corollario del principio della continuità didattica. E, segnalato che il contrasto esistente tra prof da una parte, alunni e genitori dall’altra, non solo è grave ma è anche documentato (e sfociato in querele), nota che la riduzione del numero delle ore alle sole supplenze può ridurre il rischio del ripetersi di frizioni in quelle stesse classi: un rischio tra l’altro quasi inesistente, dal momento che la dirigente può avvalersi di un buon numero di docenti cui assegnare l’incarico. Ed è stato legittimo da parte della dirigente il ricorso alle proprie prerogative di gestione delle risorse e del personale. Secondo il giudice, inoltre, non c’è alcuna lesione della professionalità della docente.
È stato anche in occasione del procedimento civile che sono emersi i contrasti sfociati nelle querele. La dirigente aveva segnalato le lamentele di alunni e genitori sul comportamento della prof. Un procedimento disciplinare era stato avviato a proposito dello studente che non era stato fatto uscire: l’insegnante sostiene invece che la presenza in aula di un lavandino avrebbe ben consentito al ragazzo di potersi sciacquare. Nessun abuso, insomma, come confermerebbe anche la collega docente di sostegno presente in aula. E quelle che vengono chiamate offese sarebbero stati semplici rimproveri, nelle prerogative di un docente. Erano comunque seguite varie lamentele, come quella di una mamma che aveva lamentato che la prof avrebbe ingiustamente accusato la figlia di aver fatto sparire un compito. Poi un rappresentante dei genitori aveva chiesto un incontro alla dirigente per lamentarsi, anche del fatto che i collegamenti Dad erano iniziati con giorni di ritardo. Tutto ciò nel contenzioso civile, mentre quello penale è stato circoscritto a sole due contestazioni. —
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