Il Tirreno

Grosseto

L’ospedale del filantropo Maiani bombardato: fucilati i collaboratori

L’ospedale del filantropo Maiani bombardato: fucilati i collaboratori

Tragedia a Sheraro, nel nord est dell’Etiopia dove il benefattore aveva realizzato la struttura nel 2014

3 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. È stato bombardato l’ospedale “maremmano” di Sheraro, nel nord dell’Etiopia, realizzato nel 2014 grazie a un donativo del benefattore Mario Maiani. La notizia è rimbalzata ieri a Roma e poi a Grosseto, dove da anni un gruppo di lavoro segue e sostiene attività sanitarie nel Corno d’Africa. L’ospedale si chiama, non a caso, Maiani hospital: porta il nome del filantropo Mario Maiani, veterinario di Caldana scomparso nel 2012.

Un’area segnata dalla guerra civile, quella del Tigrè, con centinaia di migliaia di profughi. Sono passati due mesi dalla fine ufficiale della guerra civile, terminata con la conquista da parte dell’esercito governativo etiope dei principali centri urbani della regione ribelle del Tigrè, ma la verità è che si continua a bombardare e morire. Negli ultimi giorni le notizie che arrivano da Addis Abeba sono drammatiche: milioni di persone senza cibo, acqua potabile, assistenza e medicine.

I morti, nella regione, sarebbero migliaia, tra cui molti dei collaboratori tigrini del gruppo di lavoro del Maiani Hospital, che sono stati fucilati o confinati. Uccisi gli interlocutori politici dello stesso Maiani, dell’ingegner Mario Amerini (progettista dell’ospedale) e dell’Istituto internazionale di scienze mediche antropologiche e sociali. «In queste ore – conferma Amerini – ci siamo rivolti alle autorità militari e ai Servizi, per avere maggiori informazioni sullo stato delle nostre strutture». Secondo le organizzazioni umanitarie che fino a qualche mese fa operavano nella zona, la crisi è gravissima, difficoltoso l’ingresso degli aiuti umanitari. «Sì, purtroppo temiamo che l’ospedale Maiani possa essere stato bombardato e ci siano morti – sono ancora parole dell’ingegnere roccastradino – siamo in contatto con alcuni volontari che sono riusciti a uscire in tempo dalla regione, letteralmente squassata dalla guerra. Nei giorni scorsi l’ennesimo bombardamento si è abbattuto su Sheraro, roccaforte dei separatisti, e diversi ordigni avrebbero colpito anche l’ospedale voluto dal benefattore di Caldana. La struttura era importante per quell’area. Ospita decine di migliaia di pazienti ogni anno, portando sollievo alla popolazione che vive al confine con l’Eritrea».

L’ospedale di Sheraro ha assistito fino a oggi migliaia di rifugiati alloggiati in due campi profughi, che la delegazione italiana periodicamente visitava grazie alle autorizzazioni Onu. Insomma l’opera di Maiani era tutt’altro che una mera azione da Libro Cuore; indicava già sette anni fa il metodo che l’Europa deve adottare per contenere le migrazioni: creare servizi e benessere laddove partono i flussi migratori. Sette anni fa Amerini aveva partecipato all’inaugurazione dell’ospedale alla guida di una delegazione grossetana, al fianco delle massime autorità etiopi: il presidente del Tigray Abay Woldu (giustiziato nelle settimane scorse), il ministro della sanità della regione Hagos Godefay, il sindaco di Sheraro Der Tadesse. E poi il professor Aldo Morrone del San Camillo di Roma, oltre ai vertici della onlus Iismas. Nelle parole di Amerini, fino all’ultimo uomo di fiducia di Maiani, il ricordo emozionante di quella giornata: «Sono davvero affranto per ciò che sta succedendo. Ricordo il clima e la partecipazione alla festa di inaugurazione, con tante donne e bambini accorsi in massa a celebrare la generosità del nostro conterraneo. Partimmo con 50 posti letto, due sale chirurgiche, sei ambulatori e tanti servizi dotati delle attrezzature più moderne».

Le notizie dall’Etiopia sono vaghe perché dall’inizio della guerra il governo ha interrotto tutte le comunicazioni via internet e via telefono. Dalle immagini satellitari e dalle testimonianze di è fuggito in Sudan si desume una situazione drammatica. Mario Amerini, che ha contatti con ong e volontari che operavano fino a pochi mesi fa a Sheraro, parla di “centinaia di vittime a Sheraro e Axum”. La delegazione italiana, condotta dall’operatrice Carmen Bertolazzi, è rientrata in tempo, confermando un quadro disastroso. A poca distanza da Sheraro, nella vicina cittadina di Adigrat, i grossetani, grazie al denaro di Maiani, avevano realizzato nel 2010 un altro ospedale, abbassando notevolmente la mortalità infantile.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web