Il Tirreno

Grosseto

il direttore della prevenzione spagnesi 

«È un momento molto delicato e c’è chi non rispetta le regole»

Lina Senserini

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Lina Senserini

Grosseto. Mesi di misure restrittive, chiusure mirate e parziali lockdown non hanno portato al risultato atteso da tutti. Il graduale calo dei casi di Covid nel periodo successivo alle vacanze di Natale, si è stabilizzato sui numeri della conta quotidiana di positivi, ricoverati e purtroppo morti, che in Maremma hanno raggiunto quota 99, da marzo a oggi.

Un dato che non lascia presagire nulla di buono, come spiega il direttore del dipartimento di Prevenzione della Asl Sudest, Maurizio Spagnesi, preoccupato dai nuovi casi che si registrano ogni giorno anche in provincia di Grosseto.

«Siamo in un momento molto delicato della pandemia – spiega – una fase intermedia da cui si possono aprire diversi scenari e quello che temiamo dai dati sulla diffusione del virus è una terza ondata. Dopo il calo della seconda settimana di gennaio, effetto delle misure di Natale, ci saremmo aspettati che i numeri continuassero a scendere. Invece la speranza è durata poco, perché da una decina di giorni hanno cominciato a risalire, stabilizzandosi con poche variazioni sulle cifre che vediamo e sentiamo ogni giorno. È evidente che il ritorno a una minima normalità, la maggiore libertà di movimento, la ripresa delle attività lavorative e scolastiche, con annessi i trasporti, per quanto si possa fare attenzione, costituiscono un fattore favorevole alla diffusione del virus. Se poi non si rispettano le regole, allora il rischio sale e i risultati sono davanti agli occhi di tutti».

Su questo aspetto le considerazioni di Spagnesi si fanno più amare: «I casi sparsi ovunque in provincia di Grosseto significano una cosa sola: che il virus circola e molto. Probabilmente perché non si fa abbastanza attenzione, non si adottano le misure igieniche e di distanziamento sociale. Peggio ancora, a volte ci siamo trovati di fronte alla reticenza delle persone che, chiamate per il tracciamento, hanno fatto fatica a indicare i contatti, non si capisce se per superficialità o incoscienza. Purtroppo, si verificano anche casi di mancato rispetto dell’isolamento domiciliare. Un comportamento gravissimo, sanzionabile sul piano normativo, esecrabile su quello umano».

Per fortuna, aggiunge Spagnesi, «c’è grande attenzione da parte dei sindaci, che essendo sul posto e conoscendo le persone, ci aiutano a limitare questo tipo di condotta che certo non dovrebbe essere nemmeno in discussione, se tanta gente non fosse priva di responsabilità civica».

In questo scenario poco confortante, neanche il vaccino è la soluzione, se non associato ai corretti comportamenti. «Gli studi dimostrano che la risposta è buona, ma la percentuale di vaccinati non è tale da dare sicurezza – conclude Spagnesi – poiché siamo in presenza di un virus molto diffusivo che solo la prevenzione, al momento, permette di rallentare. Peraltro dai costi umani e sociali altissimi, per il numero di morti, per i lunghi ricoveri che spesso richiede, seguiti da altrettanto lunghi periodi di convalescenza per riparare i danni subiti dall’organismo». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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