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Grosseto

il processo 

Omicidio nel bosco, Meozzi e Santi in aula

Francesca Gori
Omicidio nel bosco, Meozzi e Santi in aula

Prima udienza davanti al giudice per l’uccisione dello spacciatore venticinquenne ai bacini di San Giovanni a Gavorrano

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Francesca Gori

GAVORRANO. Hanno aspettato l’ingresso dei giudici accanto ai loro avvocati. Quasi senza guardarsi. Ieri mattina, nell’aula d’Assise del tribunale di Grosseto Mirko Meozzi e Sonia Santi si sono trovati l’uno davanti all’altro dopo un anno e mezzo dalla serata che ha cambiato per sempre la loro vita. Quella durante la quale i due si sono presentati nei boschi di Gavorrano, ai bacini di San Giovanni per trattare l’acquisto di cocaina: con sé avevano una pistola, quella con la quale è stato ucciso Bouazza Jarmouni, lo spacciatore venticinquenne che avevano incontrato poco prima. Era la sera dell’11 agosto 2019, quando Meozzi, con la pistola della Santi, sparò per poi rapinare lo spacciatore: è questo il quadro ricostruito dai carabinieri della compagnia di Follonica e dagli uomini del nucleo investigativo di Grosseto, coordinati dal sostituto procuratore Anna Pensabene.

Meozzi e Santi ieri mattina, per la prima volta, si sono trovati l’uno di fronte all’altra nell’aula del tribunale dove è cominciato il processo per omicidio, tentato omicidio e detenzione e porto illegale di arma, oltre che per la rapina che sarebbe avvenuta dopo la morte dello spacciatore, freddato con diversi colpi di pistola che secondo l’accusa sono stati sparati dal quarantaseienne di Scarlino.

Meozzi è arrivato in aula accompagnato dai suoi genitori: giacca scura e camicia bianca, si è seduto accanto all’avvocato Roberto Cerboni, che lo difende insieme all’avvocata Donatella Panzarola del Foro di Perugia. Nella fila dietro, Sonia Santi, la trentacinquenne accanto all’avvocata Loredana Giuggioli. Poche sedie più in là, dietro al pm Anna Pensabene, l’avvocata Valentina Abu Awwad del Foro di Pisa, che rappresenta Rahaal El Jamouni, il cugino di Bouazza Jarmouni che rimase ferito nella sparatoria in mezzo al bosco e la famiglia della vittima.

Nessuna questione preliminare è stata sollevata ieri mattina davanti al presidente Adolfo Di Zenzo, al giudice Marco Bilisari e alla giuria popolare.

In aula si torna il primo marzo, quando verrà buttato giù il calendario delle udienze che procederanno a passo spedito. «Almeno due al mese, forse tre», ha detto il presidente Di Zenzo. La volontà è quella di sentire tutti i testimoni entro l’estate. Testimoni e periti, che hanno il compito di ricostruire quello che era successo quella notte di agosto, quando Meozzi e Santi si presentarono nel bosco per comprare droga. Con sé avevano soltanto venti euro e una pistola, che è stata utilizzata per ferire El Jamouni e per uccidere Jarmouni, prima di prendere i soldi e la droga che il ragazzo aveva con sé. —

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