Il Tirreno

Grosseto

VIA MATTEOTTI 

Spaccio di droga nel sottopasso Arresto convalidato

P.S.
Spaccio di droga nel sottopasso Arresto convalidato

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grosseto. Convalidato dal giudice Marco Mezzaluna l’arresto di Mohamed Tijani, 36 anni, cittadino marocchino senza fissa dimora, arrestato dalla polizia di stato perché sorpreso in città a cedere una dose di cocaina (0,67 grammi) a 35 euro.

Tijani ha due precedenti alle spalle, uno del 2003 e uno del 2016: per quest’ultimo reato, avvenuto in provincia di Grosseto (spaccio articolato in varie località e con vari consumatori), aveva riportato in primo grado una condanna a oltre 6 anni, scesi poi a 4 per il patteggiamento in appello che aveva riconosciuto l’ipotesi lieve. I precedenti, il fatto che secondo la polizia Tijani non abbia una residenza (l’indagato sostiene invece di avere casa a Torino), la mancata indicazione della ditta agricola in cui lavorerebbe, l’ipotesi che possa vivere solamente continuando a spacciare avrebbero portato alla necessaria reclusione in carcere, come chiesto dal pm: ma di fronte al singolo caso contestato per l’arresto (l’unico dato oggettivo è solo quello quantitativo, di per sé poco significativo, spiega il giudice) non essendovi tra l’altro elementi tali da giustificare l’esistenza di una forma di spaccio più consistente, il gip ha potuto disporre come misura solamente il divieto di accesso e dimora nell’intero territorio della provincia di Grosseto. Con il nulla osta per l’espulsione dall’Italia.

I fatti. Venerdì scorso, in via Matteotti, gli agenti avevano fermato un grossetano di 46 anni, che aveva spiegato di aver acquistato poco prima per 35 euro la droga da Tijani e di averlo fatto anche molte altre volte fra il dicembre 2020 e il gennaio 2021, tre quattro volte a settimana. Di fronte al giudice, Tijani ha detto di aver incontrato casualmente il cliente: ma l’indagato non risulta credibile, secondo il giudice, perché il consumatore aveva detto di aver telefonato quello stesso giorno, poco prima delle 15 a Tijani per concordare l’acquisto, fissando anche il luogo dell’appuntamento. E non sembra verosimile che possa essersi inventato questa circostanza. L’esistenza della telefonata, che l’indagato ha negato di aver ricevuto, potrebbe tra l’altro essere ricavata dai tabulati, spiega il gip che valuta a sfavore di Tijani anche l’attività di osservazione svolta dalla polizia, con gli agenti che avevano notato i due nel sottopasso ferroviario che poi cercavano di allontanarsi velocemente alla vista della pattuglia. — P.S.

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