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Emozione e gioia Elena Servi è commendatore della Repubblica
La presidente della Piccola Gerusalemme: «Ho pianto» Il prefetto: «L’intolleranza si alimenta da gesti quotidiani»
Alfredo Faetti
grosseto. Le parole sono poche, ma ben dosate. «Quando ho avuto la notizia ho pianto», dice Elena Servi, 90 anni, memoria storica della comunità ebraica di Pitigliano, nella cerimonia virtuale in cui ieri il prefetto di Grosseto, Fabio Marsilio, ha comunicato ufficialmente che il presidente Sergio Mattarella le ha conferito l’onorificenza di commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica, per l’impegno nel promuovere i valori di eguaglianza e tolleranza.
Una cerimonia celebrata sul web in occasione del Giorno della Memoria, a cui hanno partecipato le istituzioni del territorio, unite nel ribadire la lotta a tutte quelle forze che ancora rievocano gli anni bui nel nazifascismo.
L’evento è stato trasmesso in diretta sulla pagina Facebook dell’Isgrec (Istituto grossetano della Resistenza e dell’età contemporanea) e dell’Anpi provinciale, condotto dal presidente dell’Isgrec Luca Verzichelli.
Un appuntamento virtuale ma che ha saputo toccare le corde del cuore di tutti.
A un tratto, tra sindaci e autorità varie, ecco spuntare il volto sorridente di Elena Servi, direttamente da casa sua, a Pitigliano.
Non è sola. In questa occasione ha voluto avere vicini i nipoti Sabrina e Dante, che presenta a tutti coloro che la stanno seguendo.
Ringrazia tutti, Servi, e dedica questo riconoscimento «in primis a mio figlio, che mi ha sorretto e ha avuto l’idea dell’associazione la Piccola Gerusalemme, e poi a tutti coloro che mi hanno aiutata».
Dal pozzo profondo della sua memoria la 90enne attinge quanto basta all’evenienza.
«Io dico sempre con molta sincerità che occorre fare una distinzione – spiega –. Io ho vissuto sette anni di leggi razziali e ne ho sofferto, come mio padre, che era un patriota, mia madre e mio fratello, disperso in guerra. Una sofferenza che ha cancellato gli anni della mia adolescenza. Ma non c’è il minimo confronto con chi ha vissuto i campi di sterminio. Io le ho conosciute le persone che ne sono uscite e il segno è rimasto in loro».
Come è capitato alle altre tre medaglie d’onore alla memoria conferite ieri ad altrettanti maremmani: Firmo Carresi di Grosseto, Emilio Olivieri di Roccastrada e Carlo Pantaloni di Santa Fiora, internati militari.
A questo serve la memoria: perché non accada più.
Lo ha detto il presidente provinciale dell’Anpi, Flavio Agresti, e lo ha ribadito il prefetto Fabio Marsilio.
«In un evento dell’Isgrec dei giorni scorsi – spiega quest’ultimo – gli storici ci hanno ricordato che fenomeni di prevaricazione e pregiudizio, quando diventano evidenti, non sono altro che i frutti di una pianta, la pianta dell’intolleranza, che è stata alimentata con gesti normali, quotidiani, che si ripetono, con frasi di circostanza. E noi ci impegneremo al massimo perché non accada più».
L’ultimo pensiero infine torna su Elena Servi e la riconoscenza che ha ricevuto dal Capo dello Stato. Che, come ha sottolineato il prefetto Marsilio, Mattarella ha deciso motu proprio, cioè di propria iniziativa. Un riconoscimento, dunque, ancora più prezioso.
Servi ha anche ricordato con gratitudine la civica benemerenza che il suo Comune, la sua comunità, le hanno conferito a primavera.
L’onorificenza conferita da Sergio Mattarella, che è un diploma chiamato in gergo “cartone”, verrà consegnato nelle mani di Elena Servi non appena la situazione sanitaria dovuta alla pandemia lo permetterà, come si è augurato anche il sindaco di Pitigliano Giovanni Gentili. In chiusura il ringraziamento del prefetto, a nome di tutti, anche «per quella vena di emozione che – ha ammesso Marsilio – con difficoltà stiamo cercando di trattenere, io in primis». —
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