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Si lamentano delle multe prese Denunciate per diffamazione

Giulia Sili
Si lamentano delle multe prese Denunciate per diffamazione

Due donne avevano pubblicato su Facebook post ritenuti lesivi dalla polizia locale Il sindaco Giuntini: «Il diritto di critica non può trasformarsi in libertà di offesa»

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Giulia Sili

massa marittima. Quelle multe prese all’interno del Comune di Massa Marittima avevano fatto andare su tutte le furie due cittadine che avevano cercato sfogo sui social.

Le frasi scritte su Facebook, ritenute pesanti e offensive, sono però state notate anche dagli agenti della polizia locale che hanno denunciato le due massetane per diffamazione aggravata. La vicenda risale a un paio di mesi fa. Una delle due massetane aveva scritto sul social un post, lamentandosi della multa appena ricevuta. La seconda donna, anche lei multata, aveva iniziato a lasciare commenti sotto al post e le due si erano poi lasciate andare ad una serie di vere e proprie offese, leggibili da tutti, nei confronti degli agenti. La Procura, di fronte agli atti, ha aperto un fascicolo penale a carico delle indagate. «Cittadini – afferma il presidente dell’Unione e sindaco di Massa Marittima Marcello Giuntini – hanno pieno diritto di criticare e manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, la possibilità di denunciare possibili errori o illeciti delle autorità. Tale diritto però incontra dei limiti, qualora l’opinione espressa giunga a ledere l’altrui riservatezza e reputazione. Il diritto di critica e la libertà di opinione non possono essere equivocate con la libertà di offesa, di ingiuria, di diffamazione. Sempre più spesso capita di imbattersi nella lettura di post o commenti a dir poco sconvenienti contro la polizia locale».

In questo caso in particolare i post sono stati scritti da due persone sanzionate perché avevano infranto il codice della strada. «Non possono essere accettati insulti o commenti denigratori nei confronti degli operatori di polizia locale. Infatti – conclude Giuntini – gli agenti della polizia locale sono pubblici ufficiali, che fanno il loro dovere, hanno una propria dignità agendo spesso in condizioni difficili per assicurare la sicurezza dei cittadini. Usare certi toni o insulti costituisce a tutti gli effetti una violazione del codice penale».

Con questa azione l’ente, oltre a richiedere la condanna di questo tipo di comportamenti, intende informare i cittadini: «Inserire un commento su una bacheca di un social network significa dare a quel messaggio una diffusione che potenzialmente ha la capacità di raggiungere un numero indeterminato di persone, sicché, laddove questo sia offensivo – dice l’Unione – deve ritenersi integrata la fattispecie aggravata del reato di diffamazione. Pubblicare commenti offensivi o insulti su Facebook non è quindi un atto privo di conseguenze o esente da responsabilità».

Per questo tipo di condotta esiste un comma specifico nel Codice penale: «Se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità – si legge – ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a 516 euro». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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