Finanza
Ecco il polo della conoscenza che cerca un gestore
Enrico Pizzi
grosseto. “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”. Quale anno migliore, se non quello “dantesco”, per inaugurare, a Grosseto, il Polo della conoscenza? Al momento è una scatola vuota la struttura inaugurata ieri dal presidente della provincia Antonfrancesco Vivarelli Colonna ma, nel giro di qualche mese, lo spazio ricavato in Chiasso delle Monache, recuperando un immobile della provincia – che un tempo aveva ospitato anche una birreria e che era ormai abbandonato e degradato da anni – si riempirà. È questo l’impegno del presidente del Polo della conoscenza, l’avvocato Davide Lera.
Presto sarà pubblicato un bando per individuare il soggetto gestore, che – ha spiegato il segretario generale della provincia, Emilio Ubaldino – sarà un broker della conoscenza, con il compito di mettere in connessione il sapere, i saperi, le innovazioni, le conoscenze acquisite e maturate sul territorio, a partire dall’attività degli altri due poli – quello tecnologico di Santa Rita e quello agroalimentare che sorgerà a Rispescia – con il mondo delle imprese.
Vivarelli Colonna ha spiegato che il Polo della conoscenza è il completamento, appunto, del tridente formato da Polo tecnologico e Polo agroalimentare. Il Polo tecnologico è già ben funzionante, segna il passo il Polo agroalimentare: ci sono già i soggetti imprenditoriali, i contenuti, manca ancora il contenitore, la struttura che dovrà sorgere a Rispescia e che non sarà funzionante prima di un paio di anni a partire dall’aggiudicazione dei lavori attraverso un bando che sarà pubblicato tra qualche settimana. Intanto, però, gli imprenditori coinvolti nel Polo tecnologico e quelli che hanno scommesso sul Polo agroalimentare avrebbero spinto perché partisse, comunque, il Polo della conoscenza. C’è già qualcosa su cui lavorare.
Ubaldino cita qualche esempio. La banca del germoplasma della Regione Toscana sarà ospitata nella nuova sede del polo agroalimentare. Conserva, in prevalenza, sementi locali antiche e per poterle studiare viene utilizzato un sofisticato microscopio del Polo tecnologico di Santa Rita, ma toccherà al Polo della conoscenza individuare una serie di interessi economici per trasformare questa ricerca in economia. Analogo ragionamento può essere fatto per quanto riguarda le genealogie di animali come i cavalli, mentre con il vino si stanno già sperimentando, con quattro importanti imprenditori vitivinicoli, forme di lotta innovative ai parassiti, per poter ottenere un prodotto biologico.
Il Polo della conoscenza è uno spazio dotato delle migliori tecnologie per la connettività, vi sono stati investiti circa 150mila euro ed è predisposto anche per la fibra. Il gestore lo avrà “chiavi in mano”, potrà finanziarsi anche mettendolo a disposizione per corsi di formazione a distanza, ma l’obiettivo è farlo divenire uno spazio di incontro, internazionale, tra innovazione e imprese. –
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
