Sicurezza
A Pietratonda tesori archeologici che non possono essere ignorati
L’autore e divulgatore Valerio Massimo Manfredi interviene sul progetto dei gessi rossi e scrive una lettera che sarà messa agli atti della conferenza dei servizi sul progetto
l’intervista
alfredo faetti
C’è il dato scientifico, soggetto a discussioni che posso legarsi a determinati interessi. Ma ci sono anche altri dati, «sovrastrutturali e immutabili», da tenere in considerazione con «pari dignità».
È questo l’approccio di Valerio Massimo Manfredi, archeologo, autore e conduttore televisivo, sulla possibilità che i gessi rossi possano essere stoccati nel lago dell’Incrociata di Pietratonda, in quel di Civitella Paganico.
Valori come l’ambiente, la tutela del territorio e del paesaggio, per cui, secondo Manfredi, vale la pena «voltare pagina» attraverso «politiche lungimiranti».
Il sostegno vip alla battaglia contro i gessi rossi a Pietratonda arriva grazie all’associazione archeologica Odysseus, che in zona è impegnata nella ricerca e la valorizzazione degli antichi siti romani che si trovano a due passi dal lago.
Manfredi, autore di svariati libri e conduttore di trasmissioni come “Stargate – Linea di confine” e altre ancora, ha conosciuto le meraviglie di Civitella durante una conferenza organizzata proprio da Odysseus, grazie all’invito di Gabriele Zanazzo. «Da allora seguo con interesse e ammirazione le loro attività», dice l’archeologo in una lunga lettera scritta dopo essere venuto a sapere della possibilità che Pietratonda possa diventare il prossimo sito di stoccaggio dei gessi rossi, ovvero gli scarti della produzione di biossido di titanio dell’impianto Huntsman di Scarlino.
«Vorrei dare un contributo attraverso semplici considerazioni sul modello di valutazione da parte degli organi competenti», scrive Manfredi nella lettera che sarà messa anche agli atti della conferenza dei servizi.
Il ragionamento che propone parte dai parametri da tenere in considerazione circa la scelta del sito di stoccaggio. «È fuori discussione che il dato scientifico costituito da parametri, percentuali, limiti e quant’altro – scrive – è fondamentale per avere un metro logico quando si confrontano interessi diversi e, come in questo caso, contrastanti, ma non può essere l’unico».
Questo perché il dato scientifico, secondo Manfredi, è «manipolabile e sottoposto a infinite discussioni e può causare evidenti disparità in nome di interessi superiori e strategici».
Da qui la necessità di mettere sulla bilancia anche altri elementi, «aspetti etici e di buon senso che, a differenza dei primi, non possono essere oggetto di giochi al ribasso – si legge nella lettera –. Probabilmente con questo metodo, già alla seconda conferenza dei servizi, il progetto di conferimento dei gessi rossi sarebbe stato bocciato, scongiurando di trattare il lago esattamente come un modulo di una discarica».
Tra questi aspetti etici c’è la tutela dei tesori archeologici. C’è la villa romana con terme di Pietratonda, che trova le sue origini forse già nel I secolo dopo Cristo, per cui le campagne di scavo già dal 2007 hanno «dimostrato la qualità delle strutture per via del rinvenimento di tessere musive e di marmi pregiati – dice Manfredi – L’area coperta dai resti antichi è molto grande ed è previsto prossimamente il continuum della ricerca». Poco distante, il castelliere del Bronzo finale di Monteleoni. «Un complesso collinare boscoso interessato da ricerche topografiche. Si tratta di un primo studio sulla teoria di murali che dalla sommità si dispiega fino alla piana», dice.
Studi su tracce della storia che non possono essere ignorati nella scelta della conferenza dei servizi, secondo Manfredi. «Questi e altri studi tenderanno nel tempo a qualificare questa parte di Toscana offrendola in una veste migliore allo specialista come al turista, realizzando benefici nuovi per le comunità locali – prosegue la lettera – Realizzare invece una discarica/contenitore che non resisterà nel tempo al contenuto nocivo, rappresenterebbe una macchia indelebile».
Ecco allora la necessità di politiche lungimiranti per voltare pagina. Secondo l’archeologo, la strada passa dalla progettazione di «un territorio con il concorso anche degli stessi attori che adesso lo fanno per valutare la possibilità o meno di sversarvi rifiuti, superando i confini istituzionali, volto alla creazione di cultura e di bellezza. Una officina di idee – conclude Manfredi – che coinvolga anche associazioni, scuole, Università e che tenga conto di tutte le risorse: ambientali, storiche, artistiche, artigianali e tecnologiche». —
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