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Condannato per lo spaccio di cocaina in cambio di sesso

Pierluigi Sposato
Il tribunale di Grosseto (foto Agenzia Bf)
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Il tribunale di Grosseto (foto Agenzia Bf)

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GROSSETO. Lei, Veronica Melella, quando la presidente ha letto il dispositivo che la manda assolta è scoppiata in lacrime. Lui, Abderrahim Jarmouni, invece non ha assistito all’udienza e non ha quindi ascoltato la dottoressa Laura Di Girolamo mentre pronunciava le parole della pesante condanna: nove anni, sei mesi, 40.500 euro di multa, interdizione in perpetuo dai pubblici uffici, interdizione legale durante la durata dellapena.

Così ha deciso il collegio (con Di Girolamo c’erano Andrea Stramenga e Marco Bilisari) al termine del procedimento per la centrale di spaccio nelle macchie di Montiano, a Magliano in Toscana, scoperta dalla guardia di finanza grazie a una serie di appostamenti e di riscontri. Movimenti illeciti che si sarebbero articolati tra il 2016 e il 2017.

Numerosissimi gli episodi di spaccio di cocaina contestati al marocchino di 34 anni, in concorso con un connazionale la cui posizione è stata separata. Quantativi di cocaina variabili, che potevano essere di un grammo fino ad arrivare a tre o anche otto grammi, con frequenze che potevano essere anche quotidiane.

Tra le sostanze stupefacenti che venivano spacciate c’era anche l’hashish. E in questo caso i quantativi (alcuni dei quali sarebbero stati venduti anche con la collaborazione di Melella - ma per questa circostanza, l’unica contestata alla donna in questo procedimento, entrambi sono stati assolti per non aver commesso il fatto) erano ben superiori: a Jarmouni venivano contestati due episodi di cessione di hashish per un chilo alla volte, con un prezzo di poco superiore ai 2.200 euro. C’erano clienti che si rifornivano quotidianamente, altri che arrivavano a Montiano una volta alla settimana, altri che lasciavano passare più tempo. Ci sono clienti che si erano riforniti per tre volte al mese in un anno, ogni quindici giorni o anche ogni sette giorni per due anni. Jarmouni è stato riconosciuto colpevole di dieci capi di imputazione, su quindici.

Quello ritenuto più grave dai giudici è quello per il quale lo straniero avrebbe spacciato più vole cocaina a una ragazza in cambio di prestazioni sessuali, con l’aggravante dunque della cessione a una tossicodipendente.

Per Jarmouni il pm Valeria Lazzarini aveva sollecitato otto anni e 32mila euro per tutti i capi di imputazione ad eccezione di quattro; per Melella quattro anni e mezzo. Gli avvocati Massimo Parenti e Luisa Rita Sacheli avevano chiesto invece l’assoluzione dei propri assistiti o comunque il minimo. Motivazioni entro tre mesi. —

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