Il Tirreno

Grosseto

il taglio del nastro 

Tempio crematorio: l’emergenza Covid fa impennare i numeri dell’impianto

Francesca Gori
Tempio crematorio: l’emergenza Covid fa impennare i numeri dell’impianto

In funzione da maggio, sono state trattate più di 1.600 salme, molte delle quali provenienti dal Lazio Ieri l’inaugurazione: anche il vescovo “benedice” il nuovo servizio del Comune gestito dall’Altair

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Francesca Gori

GROSSETO. «Per la Chiesa e la fede cristiana la linea più consona resta quella della inumazione nel cimitero (là dove i nostri morti riposano in attesa della resurrezione), ma anche la cremazione è accettata ed è opportuno fare tutto il possibile perché sia vissuta con la dovuta sacralità e l’accompagnamento della fede»: è il vescovo Rodolfo Cetoloni a dare la benedizione, a distanza, al tempio crematorio che ieri mattina è stato inaugurato.

Il forno era entrato in funzione lo scorso maggio, in piena emergenza coronavirus, per aiutare gli impianti vicini, che a causa del Covid-19, erano andati in grave sofferenza.

In pochi mesi, da quando il forno del tempio è entrato in funzione, sono state cremate 1. 663 salme, seicento delle quali di defunti della provincia di Grosseto. «Con questo impianto – dice Michele Marinello del gruppo Altair, il gruppo che ha realizzato l’impianto a Sterpeto – abbiamo dato una mano ai nostri colleghi, soprattutto dei territori dell’alto Lazio ma anche di Roma, i cui impianti erano in sofferenza. Siamo ancora in una situazione di emergenza, ma riusciamo a far fronte alle richieste che ci arrivano anche da fuori Grosseto».

Non ci sono simboli religiosi, nel tempio di Grosseto, realizzato nell’area del cimitero di Sterpeto: 700 metri quadrati su due piani, dotati di due sale del commiato luminose e accoglienti e delle tecnologie più avanzate per la cremazione.

Il progetto, che è stato seguito dall’architetto Roberto Aureli, presidente della Socrem, ricorda nella forma un tumulo etrusco e all’ingresso accoglie le famiglie dei defunti con un grande albero, quello della vanità, che sta perdendo le foglie. Umiltà, è la parola simbolo di quel luogo dove la morte rende tutti uguali.

Al pianterreno ci sono i locali tecnici e il forno, al quale il feretro accede attraverso un carrello automatizzato. I parenti possono seguire dal grande schermo installato nelle due sale del commiato, il momento dell’ingresso della bara nel forno. «È un atto di trasparenza e permette ai familiari dei defunti di seguire ogni fase – aggiunge Marcello Peretti, responsabile tecnico del gruppo Altair – In un momento difficile come quello della perdita di una persona cara, abbiamo voluto dare agli amici e ai familiari, tutti i comfort possibili». Nel tempio, al pianterreno, ci sono due celle frigorifere, una che può conservare 24 feretri e una per gli indecomposti che provengono dalle esumazioni cimiteriali e che poi vengono cremati, mentre al piano superiore ci sono due sale del commiato per accogliere i parenti, che qui possono proiettare video o musiche, ricordare il proprio familiare, organizzare piccole cerimonie.

Realizzato e finanziato dall’Altair, il tempio è un bell’esempio di sinergia tra pubblico e privato, fiore all’occhiello dell’amministrazione guidata da Antonfrancesco Vivarelli Colonna. «È stato uno dei primi progetti sui quali ci siamo concentrati che finalmente è diventato realtà – dice il primo cittadino – ed è la dimostrazione di come questa scelta sia stata vincente. Di questo progetto ne vado particolarmente fiero.

Il vescovo ieri non ha potuto partecipare al taglio del nastro. C’era don Mirko Scoccati, il parroco di Sterpeto. Ma le parole del monsignore sono arrivate lo stesso al tempio. «Circa la conservazione delle ceneri è bene ricordare che le indicazioni di regola sono che essa avvenga in un luogo sacro a ciò preposto: cimitero e altra struttura dedicata – si è raccomandato Rodolfo Cetoloni – Il momento di oggi è un’occasione per esprimere stima a coloro (agenzie funebri, uffici comunali, Asl, operatori dei cimiteri e del crematorio) ai quali, per alcuni servizi, vengono affidati i resti mortali dei nostri cari. È anche occasione di ricordarsi tutti del valore umano e cristiano di cui essi si occupano. Un lavoro serio e delicato, il loro, che coinvolge i sentimenti più profondi della propria sensibilità umana».

Etica e deontologia: è questo che l’Altair ha consegnato ai suoi dipendenti e ai suoi collaboratori che da maggio mandano avanti l’impianto di Grosseto. «Siamo convinti – dice Paolo Zanghieri, legale rappresentante della società concessionaria – che il Tempio Crematorio di Grosseto possa divenire un punto di riferimento per una vasta area e possa offrire un servizio di eccellenza. Il nostro lavoro è quello di cercare di migliorare ogni giorno avendo ben presente la natura della nostra attività. Il nostro codice etico non transige sul rispetto, per i famigliari, per i feretri, per la sicurezza e per l’ambiente».

La durata della concessione sarà di 30 anni: al Comune viene riconosciuto un canone annuo pari al 13, 13 percento dei ricavi e la tariffa applicata è scontata del 5, 5 percento rispetto ai limiti annui stabiliti dall’apposito Decreto Ministeriale (484, 44 euro Iva esclusa la tariffa per la cremazione di una salma). —

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