Gioco
La Cgil ha eletto il suo nuovo segretario Andrea Ferretti prende il posto di Renzetti
Entro metà febbraio sarà approvato il bilancio preventivo, quindi saranno nominati i saggi e la nuova squadra
GROSSETO. Ieri mattina l’assemblea generale della Cgil di Grosseto ha eletto a scrutinio segreto il nuovo segretario della Camera del lavoro.
Nessuna sorpresa: a raccogliere il testimone di Claudio Renzetti, che lascia il timone dopo otto anni e mezzo, è Andrea Ferretti, atteso a un compito tutt’altro che facile in un territorio dove la pandemia ha sì colpito meno duro che altrove, ma dove economia e lavoro sono in affanno ormai da oltre un decennio.
«Quello che abbiamo di fronte – ha detto Ferretti nel suo discorso d’insediamento – è un anno difficile, nel corso del quale dovremo prima di tutto ricostruire condizioni di equità sociale, perché la pandemia, che si è innestata su una grave crisi preesistente, non ha colpito tutte le categorie di lavoratori e pensionati allo stesso modo. Ma è chiaro –sottolinea – che non ci potremo accontentare di tornare al 2019, a maggior ragione per quanto riguarda il nostro territorio: Grosseto e la sua provincia devono ritornare sul sentiero di crescita lungo il quale si sono mosse fino al 2007 e la Cgil vuole essere della partita».
Quarantanove anni, grossetano, Ferretti arriva alla massima carica della Cgil maremmana dopo 28 anni di impegno in molti ruoli interni all’organizzazione sindacale, prima come dipendente in diversi ruoli nei servizi, compreso il centro elaborazione dati della Cgil Toscana, poi come funzionario per ricoprire il ruolo di segretario della Filcams provinciale e infine di responsabile dell’organizzazione nella segreteria guidata dall’uscente Renzetti.
Allora Ferretti come ci si sente nei panni di segretario generale del più grande sindacato della Maremma?
«Emozionato perché la Cgil è prima di tutto la mia famiglia, e poi molto consapevole di dover lavorare con dedizione e umiltà per essere all’altezza di un compito difficile. Grato a Renzetti che mi ha chiamato ad occuparmi dell’organizzazione in questi anni, e ai tanti compagni e compagne che mi hanno manifestato fiducia per questo ruolo».
Non è preoccupato vista la situazione?
«Sarebbe sciocco dire che non lo sono. Ma ho anche la consapevolezza di non essere solo al comando, e di avere una camera del lavoro solida e con gruppi dirigenti pronti a mettersi al lavoro. Entro metà febbraio approveremo il bilancio preventivo, nomineremo i saggi e la nuova segreteria, quindi farò la mia dichiarazione programmatica. Questo per dire che vogliamo essere subito operativi».
Che lettura dà della fase attuale?
«Mi auguro che il governo esca dall’impasse e si rimetta subito al lavoro. Questa crisi non ha senso e ci sono troppe decisioni importanti da prendere per garantire le persone, perché la pandemia che si è innestata su una grave crisi preesistente non ha colpito tutte le categorie di lavoratori e pensionati allo stesso modo».
Cosa si aspetta?
«Intanto dico che non ci potremo accontentare di tornare al 2019, a maggior ragione per quanto riguarda il nostro territorio. Nel 2021 l’ambizione non può semplicemente essere il ritorno alla normalità cui ci eravamo troppo rassegnati. La ricostruzione dovrà partire dal lavoro, e dovremo ribaltare il paradigma per cui alla crisi si risponde abbassando le tutele del lavoro e le retribuzioni. Questa provincia ha già pagato dazio negli anni scorsi, e per questo ci batteremo per eliminare le diseguaglianze sociali e la precarietà. Per favorire l’equità tra generi e generazioni, l’emancipazione degli immigrati, che sono parte integrante del nostro futuro, e per rafforzare il ruolo della sanità pubblica e delle politiche sociali. I fronti sono molti, ma non ne lasceremo sguarnito nessuno».
Chi è l’avversario?
«Le democrazie liberali stanno andando in crisi perché gli alfieri del capitalismo conservatore hanno scelto la sponda populista, come ha dimostrato l’epilogo drammatico della presidenza Trump. Questo ci impone di controbattere con soluzioni originali per difendere i diritti di chi lavora, puntando sulla creatività e la voglia d’innovazione per rompere schemi scontati. Per noi della Cgil il bicchiere sarà mezzo pieno o mezzo vuoto, solo in base alla qualità di quel che ci sarà dentro».
Da dove partirete?
«La Cgil grossetana ha già tracciato il solco con il congresso di due anni fa. Ma se il solco rimarrà quello, cambierà la mano che guiderà l’aratro e, inevitabilmente, il modo in cui lo farà. Già dalle prossime settimane saremo chiamati a trovare nuove sintesi d’indirizzo politico su temi qualificanti per la difesa del lavoro buono in questa provincia. Dai servizi di pubblico interesse, come quelli ambientale, idrico e sanitario, fino alle scelte di politica industriale».
Ad esempio?
«Geotermia, stoccaggio dei gessi rossi, area industriale del Casone, infrastrutture viarie e digitali, rifiuti. Sono tutti nodi che presto verranno al pettine e che richiederanno un protagonismo forte. Se sarà richiesto troveremo nuove sintesi, a difesa del lavoro e nell’interesse complessivo del territorio. A primavera la ripresa economica potrebbe decollare. In passato abbiamo perso troppi treni per mancanza di velocità nelle decisioni o per decisioni sbagliate. Non deve più succedere e ci dovremo far trovare pronti. Sarà l’ultimo treno utile per riprendere un percorso di crescita e creare lavoro buono. La nostra gente non campa di rendita ma di lavoro». –
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