Gioco
Al Mattarello di Ginepro arriva il sushi Due figli d’arte rinnovano il menu
Ivana Agostini
capalbio. Al Mattarello di Ginepro di Irene Fioramanti da domani si degusta il sushi. Siamo al ristorante dell’ex Ippodromo la Torricella, al chilometro 125 lungo la statale Aurelia. Irene ha 22 anni e da tre è diventata la titolare del ristorante. La mamma, Marta Guerrini, 57 anni, ex titolare e attuale responsabile della cucina le ha passato il testimone. «Bisogna dare fiducia ai giovani – dice – e dare loro la possibilità di esprimersi».
Il locale esiste da anni. Marta cucina ancora i piatti tipici della tradizione maremmana: pasta tirata a mano, tortelli chiusi a mano, sughi che cuociono per ore. Accanto alla tradizione, adesso, Irene ha deciso di accompagnare anche delle novità. Ad assecondare la giovanissima titolare in questo suo percorso verso il nuovo è un altrettanto giovanissimo chef, Daniel Paci, 22 anni, che ha una vera passione per il sushi e per altri cibi esotici, thailandesi, filippini. I due hanno deciso di accompagnare i piatti della cucina maremmana ad alcune novità che saranno introdotte nel menù. È un modo per catturare una fascia sempre più amplia di clientela in un momento particolarmente difficile per la ristorazione. Essendo sull’Aurelia, il locale serve molte persone di passaggio. Più l’offerta è ampia, maggiore può essere la clientela.
Da domani il ristorante inizierà l’asporto e sabato, a pranzo, inaugurerà i nuovi piatti fra cui, appunto, il sushi. «La mia passione per la cucina nasce da mia madre che lavorava nei ristoranti come cuoca – racconta lo chef – Mi è sempre piaciuto lavorare il pesce. Ho iniziato presto a lavorare, prima come lavapiatti e poi sono diventato un piccolo chef che fa piatti elaborati fra cui anche sushi in modo italiano e non giapponese con ingredienti italiani. Da qui nasce la mia passione per far crescere anche il mio nome e diventare sempre più bravo». È una sfida per lo chef e la giovane ristoratrice che sperano di vincere. «Bisogna dare a questi giovani la possibilità di crescere e di mettersi in gioco – dice Marta – io poi ho due vocazioni, la cucina e l’essere madre. Sono un po’la mamma di tutti in questo locale. Sono tutti giovani, mi raccontano le loro pene d’amore, le loro vite. Mi fa piacere che abbiano idee nuove. Le appoggio e spero che possano ingranare anche per la loro soddisfazione personale. Spero che la loro scelta sia apprezzata. Se lo meritano». —
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