Italia
Lido lascia a Marco le fascine di vimini Per una vita intera ha intrecciato cesti
Cantini, a 91 anni, ha deciso di fermarsi: il testimone passa all’allievo che da diverso tempo lavora con il suo maestro
Giulia Sili
follonica. Ci vuole un’intera giornata per intrecciare a mano un cesto di vimini e di persone in grado di farlo, che hanno le mani buone e la conoscenza adatta, ne sono rimaste poche, anzi pochissime. Lido Cantini, 91 anni, follonichese, fino a pochi anni fa era rimasto l’ultimo cestaio delle Colline Metallifere, l’unico in grado di saper riconoscere i ramoscelli adatti al lavoro e l’unico capace di creare gli intrecci. In tanti anni di lavoro, Lido ha insegnato a molti il suo mestiere ma solo Marco Sgrilli, 50enne follonichese che vive tra il mare e l’Amiata, ha raccolto il suo testimone.
Lido ha imparato l’arte dei cesti che era un bambino, quando insieme ad un anziano di Scarlino portava gli animali al pascolo: «Allora stavo con la mia famiglia – ricorda – e quando portavo le bestie in campagna trovavo spesso un vecchietto, si chiamava Giovanni, che sapeva fare i cesti. Lui mi disse “Impara nino, perché si arriverà un giorno che queste cose non le farà più nessuno”. Aveva ragione».
Lido imparò a intrecciare i cesti e a riconoscere in campagna i vari rami di diverse specie di salici, di olmo o di ulivo, adatti a quel particolare lavoro. «Il vimini si raccoglie in campagna – spiega Lido – poi si sbuccia e si secca, si mette da parte e quando si vuole fare un lavoro si mette a bagno per farlo ammorbidire. Poi si parte con l’intreccio: si possono fare tante forme, cesti piccoli e cesti grandi, anche grandissimi». Lido non sa quanti cesti ha prodotto nella sua vita: «Sono tantissimi, non si possono contare – dice – quando è stagione di funghi più cesti faccio e più ne do via, sono richiestissimi».
Tra la ricerca del materiale e il lavoro per produrre un solo cesto di tempo ce ne vuole molto. Un lavoro certosino che richiede pratica, pazienza e manualità. Lido nella sua vita ha fatto tanti mestieri, dal camionista al taglia boschi, ma la produzione di panieri ha sempre fatto parte delle sua vita. Oggi Marco Sgrilli ha appreso i segreti del mestiere e lavora anche lui il vimini. Grazie a Rino Magagnini che una quindicina di anni fa aveva organizzato un corso al circolino di Senzuno, Marco ha potuto apprendere i primi rudimenti del mestiere da Lido. Il maestro ha poi incontrato di nuovo l’allievo e spesso i due si trovano per lavorare. Marco è noto per le sue doti da artigiano: cresciuto tra la campagna e la bottega di restauro del nonno, ha frequentato a Firenze l’Opificio delle pietre dure. Per moltissimi anni ha poi lavorato nella sua bottega di cornici a Follonica e oggi si dedica a varie attività, lavorando spesso anche il vimini: «Sperimento anche alcuni materiali – dice – e mi diverto a cercare nuove soluzioni. Si possono fare i panieri ma anche tanto altro. Questo tipo di lavoro ha senza dubbio un aspetto poetico, quasi magico. Serve prima di tutto una conoscenza botanica, ci vuole poi una certa manualità ma anche una predisposizione: è un lavoro lento, ripetitivo che porta a riflettere molto. È un lavoro che si fa da millenni – prosegue Marco – l’intreccio ti riempie l’anima mentre lavori, è bellissimo».
Tra i due follonichesi, nonostante i tanti anni di differenza, è nata una bella amicizia e spesso i due si ritrovano sotto al portico di Lido per realizzare insieme qualche lavoro. Marco non manca poi di portare qualche fascina in regalo: un dono apprezzato vista la fatica che si fa nel raccoglierle. Una volta raccolto il vimini va pulito e spesso anche spellato. Un lavoro antico, lentissimo, che mal si concilia con i ritmi di vita contemporanei. «Non la fa più nessuno – dice Lido – solo Marco è così matto da aver imparato. Sono contento di avergli passato questa passione».—
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