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Si era fatto sostituire all’esame di italiano

P.S.
Si era fatto sostituire all’esame di italiano

Condannato a 9 mesi insieme a chi si era spacciato per lui A scoprire l’imbroglio era stata un’insegnante in servizio

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Grosseto. La lingua italiana non è semplice. Sostenere un esame per valutarne la comprensione può rivelarsi uno scoglio particolarmente arduo; e non serve scomodare il caso Suarez-Università per stranieri. Può capitare – e un caso del genere è passato di recente nelle aule del Tribunale di Grosseto – che qualcuno cerchi di aggirare l’ostacolo mandando un’altra persona con conoscenze migliori a farsi rappresentare.

Un tentativo finito male, perché la sostituzione di persona era stata scoperta dal personale in servizio e perché la vicenda è finita con due condanne a 9 mesi. Il giudice Giovanni Puliatti ha riconosciuto colpevoli sia Amir Shahzad, pakistano di 25 anni, colui che si era presentato all’esame, sia Ahtisham Ali, suo connazionale 26 anni, colui che aveva presentato domanda per il rilascio del permesso di soggiorno in Italia. Il caso risale al 15 settembre 2018. Quel giorno era in programma, al Centro istruzione per adulti di via Sicilia, una sessione di test livello A2, obbligatori per chi chiede il rilascio del permesso di lungo soggiorno. Shahzad era accusato di essersi presentato con i documenti di riconoscimento di Ali, e cioè passaporto e carta d’identità. Il nome di Ali era regolarmente presente nell’elenco dei candidati inviato dalla Questura al Cpia. Ma qualcosa aveva fatto insospettire una delle insegnanti presenti, incaricata dalla Prefettura di sorvegliare le procedure: le fattezze della persona che si era presentata alla scuola non corrispondevano a quelle ricavabili dalla foto nel documento. «Ma è lei Ali?» «Sì, sì: sono io». Nonostante le insistenze, l’insegnante aveva deciso di andare a fondo e aveva chiamato la polizia di stato. E anche gli agenti avevano concluso che era stato effettuato un tentativo di scambio di persona e cioè che Shahzad si era spacciato per Ali.

Anche il giudice, nelle motivazioni depositate, concorda con questa ricostruzione, ravvisando «un’operazione chiaramente truffaldina», con Ali non esperto nella comprensione dell’italiano che aveva incaricato Shahzad di sostenere l’esame confidando nell’esito positivo.

Sì al tentativo di truffa ai danni dell’insegnante incaricata della vigilanza, sì alla sostituzione di persona, reato quest’ultimo ritenuto più grave. Il giudice ha però mitigato le richieste dell’accusa (1 anno e 2 mesi), non accogliendo la richiesta di assoluzione del difensore Paolo Fralassi. Sì alla condanna e con la sospensione della pena per Shahzad subordinata alla prestazione di attività non retribuita a favore della comunità alla Caritas per sei mesi e per sei ore settimanali. —

P.S.

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