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la tragedia

Malore a caccia, muore il sindaco di Capalbio

Ivana Agostini
Malore a caccia, muore il sindaco di Capalbio

Settimio Bianciardi aveva 58 anni ed era in carica dal 2019, inutili i soccorsi  

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CAPALBIO. Dolore. Sgomento. Sconcerto. Incredulità. Ieri il piccolo borgo di Capalbio, arroccato sulla sua collina, ha dovuto fare i conti con un groviglio di sentimenti inaspettati.

La giornata più tragica di Capalbio ha avuto inizio poco dopo le 15 quando si è diffusa la notizia della morte del sindaco Settimio Bianciardi, a soli 58 anni.

I cellulari dei capalbiesi sono come impazziti. «Impossibile», «incredibile», «assurdo» sono state le reazioni di tutti.

Eppure quella voce ha assunto la consistenza della realtà, di quelle notizie che non ti aspetti ma che ti piombano addosso come un treno impazzito.

Il sindaco Settimio Bianciardi è morto, stroncato da un infarto che non gli ha lasciato scampo mentre era a caccia, una delle sue grandi passioni.

Anche se è tempo di caccia al cinghiale, ieri, Bianciardi, aveva deciso di andare a colombacci con due amici. Una giornata immerso nel verde dei boschi del Giardino, al confine fra Orbetello e Capalbio. Doveva essere il giorno del relax, lontano dai doveri istituzionali che ogni giorno lo assorbivano. In effetti, per alcune ore lo è stato.

La tragedia si è consumata subito dopo pranzo. Bianciardi e i suoi amici stavano tornando ai rispettivi capanni. Lui è rimasto indietro. Aveva deciso di fare delle foto.

I compagni, non vedendolo arrivare, lo hanno chiamato. Nessuna risposta. Hanno chiamato ancora. Settimio non ha mai risposto. I due cacciatori sono tornati indietro per capire cosa fosse successo. Lo hanno trovato appoggiato a un albero, già senza vita.

Disperati, hanno chiamato i soccorsi. Non è stato facile arrivare in quel punto, una zona piuttosto impervia. Ma per il sindaco non c’è stato nulla da fare.

La notizia si è rapidamente diffusa in paese e ha colto tutti di sorpresa.

Un uomo così forte, Bianciardi, sempre attivo, dalla voce possente e squillante. Un uomo dalle mille passioni, un lavoratore instancabile che si era messo in gioco mettendo da parte anche la sua professione di geometra per Capalbio. La sua Capalbio. Quel paese che voleva far diventare unico, con un forte senso di comunità. Un gioiello del turismo.

Bianciardi era nato il 27 giugno 1962 a Orbetello.

Geometra, viveva con la compagna Isabella mentre le figlie, ormai grandi, hanno preso la loro strada: una è studentessa di Veterinaria, l’altra è ingegnera.

Di professione geometra, Bianciardi era un grande professionista, stimato.

Le sue grandi passioni, oltre alla caccia erano la Fiorentina e, appunto, la politica.

Era stato vicesindaco al fianco di Luigi Bellumori.

Nel 2013 decise, insieme all’ex sindaca di Capalbio, Lucia Biagi, di far cadere l’amministrazione guidata proprio da Bellumori. Quando questi tornò a essere sindaco di Capalbio, Bianciardi guidava la minoranza. Un rapporto quello fra i due che è però sempre andato oltre la politica (vedi il ricordo di Bellumori nella pagina a destra).

Poi, nel 2019, la sua elezione a sindaco a capo di una lista civica. Fu quella una delle occasioni nelle quali Bianciardi, uomo dal carattere forte, spigoloso, duro – e comunque un uomo sul quale si poteva contare sempre – seppe abbandonare la sua proverbiale durezza, sciogliendosi in un dolcissimo sorriso abbracciato alla sua Isabella per festeggiare la vittoria.

Ieri sera Capalbio era avvolta in un silenzio irreale. Una coltre di dolore si è posata sull’intero paese che è ancora sotto choc per quello che è successo.

Nella tarda serata di ieri la salma di Settimio Bianciardi è stata portata all’obitorio di Grosseto.

A guidare il cammino del carro funebre c’era la macchina della polizia municipale di Capabio che ha voluto così omaggiare il suo sindaco.

All’obitorio di Grosseto è previsto che venga eseguito il tampone per il Covid-19, una formalità prevista in questo periodo di pandemia e preliminare all’eventuale ispezione cadaverica.

Ancora non si conosce la data dei funerali. —

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