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Come ci piace coltivare lo zafferano

Giulia SIli
Come ci piace coltivare lo zafferano

Cinque trentenni si sono trasferiti da Brescia nell’aprile scorso e hanno creato la società Impronta Bio

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Giulia SIli

montieri. Lasciare tutto e andare a vivere in campagna: in tanti, almeno una volta nella vita, hanno fatto questo pensiero. Francesco Trombetta, Marco Piccini, Giacomo Greco, Alexia Uwambayinzobe e Alessia Vassallo, trentenni con la voglia di stravolgere la loro vita, lo hanno fatto veramente, abbandonando Brescia per trasferirsi nella campagna di Montieri.

E così in cinque hanno messo 370 chilometri tra la vecchia vita e la nuova, lasciando i loro impieghi per dedicarsi a qualcosa di nuovo: la coltivazione dello zafferano. Alexia, 30 anni originaria dello Zimbabwe è un’agente di commercio, Alessia, 29 anni, lavorava nella ristorazione, Marco, 33 anni, è un operaio specializzato e Giacomo, 36 anni, è un grafico. Il gruppo di amici è arrivato a Monieri lo scorso aprile dove Lorenzo, 33 anni, gestiva già da alcuni anni il podere Rachele, alle porte del Comune.

L’idea è insolita e sono pochissime le coltivazioni del pregiato fiore nelle Colline Metallifere ma a quanto pare i primi tentativi sono andati a buon fine e la prospettiva del gruppo è adesso quella di aumentare la produzione e allargarsi. «Siamo al primo raccolto – dice Francesco – abbiamo cominciato quest’anno. Abbiamo costituto la società e abbiamo partecipato ad un bando di primo insediamento agricolo della Comunità Europea e adesso siamo in frase istruttoria ma abbiamo già fatto il primo impianto di zafferano come prova per vedere se riuscivamo».

Il test ha dato ottimi risultati: lo zafferano, fatto analizzare all’università della Montagna di Milano, è risultato essere di prima qualità e così la coltivazione è continuato. «Implementeremo la raccolta – dice Lorenzo – adesso abbiamo piantato 10 mila bulbi, 5 mila piccoli e 5 mila medi, e l’anno prossimo ne acquisteremo 60 mila».

La società Impronta Bio è nata durante il primo lockdown, proprio per sfuggire alla noia della città. La voglia di buttarsi in qualcosa di nuovo ha spinto il gruppo a trasferirsi in Maremma: «Non sapevamo cosa avremmo fatto, era un momento di stallo, eravamo anche spaventati dalla situazione e quindi, parlando, è nata questa idea – racconta Lorenzo – avevamo voglia di buttarci nella produzione alimentare a chilometro zero, un modo per diventare autonomi – spiega – coltiveremo anche altro».

Nei progetti dell’Impronta Bio c’è anche l’apicoltura tanto che presto verrà acquistata anche una macchina smielatrice. L’esperienza per il gruppo è una sfida presa molto sul serio e lo zafferano nella Colline Metallifere potrebbe rappresentare una nuova frontiera agricola: «Abbiamo scoperto una passione inaspettata – conclude Lorenzo – e ce la stiamo mettendo tutta, l’azzardo c’è stato adesso vediamo cosa ne sarà». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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