Italia
Gli portano i pasti e non apre Lo trovano morto dentro casa
GROSSETO. I soccorritori del 118 l’hanno trovato morto a casa.
Pietro Bertocci aveva 57 anni. Viveva da solo nel suo appartamento di via Solferino, in centro storico.
Grossetano classe ’63, aveva problemi di salute ed era seguito dall’Asl.
Il corpo è stato scoperto dal personale incaricato di fornirgli i pasti a domicilio, e che non riuscendo più a consegnargli pranzo e cena ha chiamato i soccorsi.
Nessuna risposta al citofono, Pietro non apriva il portone, non dava più cenni. Per alcune volte non aveva più ricevuto il cibo necessario per sostentarsi.
Con il passare delle ore si è pensato al peggio ed è partito un tam tam di telefonate per arrivare a qualcuno che avesse le chiavi di casa. Un operatore ha fatto strada ai soccorritori e sul posto sono arrivati un’ambulanza del 118 e una pattuglia della Municipale, entrati nell’appartamento senza forzare le porte.
Una volta dentro ecco la conferma dei presentimenti e la macabra scoperta del corpo privo di vita.
Bertocci era uno dei “figli di Nomadelfia” ed era cresciuto nella comunità alle porte di Grosseto. Da piccolo aveva vissuto là e sempre là le sue spoglie sono tornate ieri: la comunità di don Zeno ha deciso di occuparsi del funerale e della tumulazione, dato che i legami con lui non si erano mai sciolti, in tutti questi anni.
«Lo chiamavamo tutti Pietrino», ci racconta Zeno di Nomadelfia.
Pietro era figlio della mamma di vocazione Elis, che in comunità aveva allevato e amato una cinquantina di figli. La “mamma di vocazione” è una donna non sposata che si dona integralmente ai ragazzi provenienti da una situazione di disagio, i “figli dell’abbandono”.
Per la comunità si tratta «di una delle figure storicamente e spiritualmente più importanti di Nomadelfia», dicono i suoi abitanti, perché è grazie alle “mamme di vocazione” che Nomadelfia ha potuto muovere i primi passi.
Anche Elis è stata una figura importante. Grazie a lei Bertocci ha ricevuto tutte le cure di cui aveva bisogno. Una volta cresciuto, ha trovato una sua autonomia ed è andato a vivere a Grosseto, nell’appartamento dentro le Mura dove abitava tuttora e dov’era seguito dall’Asl. Ma il rapporto con Nomadelfia non si era mai reciso. «Da parte nostra c’è sempre stato qualcuno di noi che si interessava di lui, che gli portava qualcosa», dice Zeno. E lo stesso ricorda Francesco di Nomadelfia, rattristato per la sua morte. «Fu accolto qua che aveva 12 anni», ricorda.
Venuta a mancare Elis alla fine degli anni ’80, Pietro «restò alcuni anni da noi per poi raggiungere Grosseto nel ’92. Però siamo sempre rimasti la sua famiglia, anche a distanza. Per questo abbiamo voluto occuparci noi del suo ultimo saluto. Pietro tornerà qua e sarà sepolto nel nostro cimitero, come tutti i figli di Nomadelfia». —El. Gi.
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