Il Tirreno

Grosseto

Il futuro dell’agricoltura passa dal 5G

Massimiliano Frascino
Il futuro dell’agricoltura passa dal 5G

Collari per bestiame, trattori che arano da soli, applicazioni che tarano acqua e fitofarmaci: nelle vigne delle Langhe è realtà

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Massimiliano Frascino

grosseto. Non solo industria 4. 0. Quando sarà finalmente disponibile, la tecnologia 5G costituirà un poderoso moltiplicatore economico anche per l’agricoltura. E per la provincia di Grosseto sarà una manna dal cielo: almeno per le 3. 500-4mila aziende agricole che svolgono un’effettiva attività d’impresa delle circa 10mila iscritte alla Camera di commercio.

Perché l’IoT (internet on things) – l’internet per le cose – porterà nel settore primario un livello d’innovazione mai visto prima: con applicazioni digitali connesse nei campi grazie alla banda ultralarga, in grado di migliorare sensibilmente la sostenibilità economica e ambientale delle diverse coltivazioni. E consentendo, ad esempio, di risparmiare l’uso dell’acqua, di tarare in modo mirato i trattamenti fitosanitari per prevenire le fitopatologie, monitorare i parametri ambientali per utilizzare al meglio i concimi, anticipare o ritardare i raccolti. Insomma una gamma talmente vasta di soluzioni digitali che ad oggi, per quanto la corsa degli operatori di telecomunicazioni sia già iniziata, è ancora difficile immaginare fino a dove possa arrivare.

Di sicuro c’è che il mercato della sensoristica e degli apparati digitali collegati all’agricoltura di precisione e all’agricoltura intelligente (smart agricolture e smart farming ndr), ha già raggiunto nel 2019 un volume d’affari di 450 milioni di euro, con un incremento del 22 per cento sull’anno precedente.

Ma il bello deve ancora venire. Perché il boom vero ci sarà quando il 5G – con la sua elevata capacità e velocità di connessione – sarà disponibile in modo capillare nelle nostre campagne. Cosa che a oggi è di là da venire. Gli operatori di telecomunicazioni si stanno attrezzando, infatti, ma ancora per un periodo relativamente lungo dovremo convivere con un divario digitale che ci penalizza. E che prima sarà eliminato, prima renderà più competitiva la nostra agricoltura.

Il problema vero è che l’installazione delle reti 5G, sulle quali sono in prima linea Tim e Vodafone, è molto costosa, perché richiede un network vasto di piccole antenne che rilanciano il segnale per non perdere potenza. Per questo gli operatori di telefonia stanno iniziando dalle aree metropolitane, dove è più semplice, e più redditizio, raggiungere una vasta platea di aziende e utenti privati ai quali vendere servizi.

In Toscana Vodafone si è aggiudicata il bando regionale per la connettività 5G, e sta realizzando la propria rete a partire dall’area metropolitana fiorentina, per proseguire lungo la direttrice Pistoia, Lucca, Pisa e Livorno. Stessa strategia per Tim, che nella nostra regione sta per muoversi in direzioni diverse.

Per le aziende agricole e per le aree marginali il 5G coi suoi ponti radio sarà – in teoria – comunque la salvezza. Sia perché renderà più produttiva e quindi sostenibile l’agricoltura, sia perché farà arrivare servizi avanzati nelle aree periferiche collinari, pedemontane e montane, contribuendo ad arrestarne lo spopolamento.

Tim ha già messo a punto una serie di prodotti dedicati all’agricoltura. Per le aziende vitivinicole, ad esempio, ha testato nell’azienda agricola Voerzio Martini delle Langhe un sistema di monitoraggio delle vigne, basato su sensori che rilevano in tempo reale i parametri ambientali (temperatura, umidità, vento e precipitazioni) e droni con telecamere ottiche multispettrali che analizzano lo stato di salute dei vitigni. Tutti i dati vengono trasmessi con un flusso continuo a catena di blocchi, in modo da poterli consultare da smartphone, tablet o personal computer per prendere velocemente le decisioni di tipo agronomico. L’azienda ha già stretto accordi di collaborazione per il trasferimento tecnologico alle aziende agricole con Coldiretti, Confagricoltura e Bonifiche Ferraresi. Vodafone, peraltro, sta per lanciare un proprio programma dedicato all’agricoltura, con prodotti specifici messi a punto in collaborazione con Ibm.

La rivoluzione del 5G in agricoltura è quindi alle porte, è solo questione di tempo. E oltre i «sensori di campo» (umidità, acidità o temperatura del suolo), riguarderà i trattori connessi in grado di muoversi in autonomia sui campi per arare, seminare o dissodare. Collari e tag smart applicati al bestiame per acquisire in continuo i parametri biometrici dei capi nelle stalle, o allevati all’aperto. Droni dotati di telecamere, sensori multispettrali e sistemi di geolocalizzazione Gps per acquisire dati utili a ricavare ortofoto, indici di vigore e mappe di prescrizione che aiutino a capire lo stato di salute delle colture e la quantità di semi, concime e fitosanitari da distribuire. –

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