La protesta
«Quando regalai le caramelle ai naufraghi per confortarli»
Il racconto di don Lorenzo, che quella notte aprì le porte ai naufraghi Il suo gesto semplice portò una piccola luce nella disperazione
la testimonianza
«Ecco io ci sono. Sono qui per voi». Don Lorenzo Pasquotti, nella notte del 13 gennaio di nove anni fa quando la Costa Concordia naufragò al Giglio, pensava a questo. A cosa poter dire per essere di conforto ai naufraghi infreddoliti seduti sulle panche della chiesa di Giglio Porto.
Don Lorenzo, 71 anni, parroco da 27, nel gennaio del 2012 ancora non conosceva nulla della vita di un’isola. Era arrivato da pochi mesi da Milano. Lui, sacerdote che aveva vissuto gli anni di piombo, si era trovato catapultato in una realtà lontana da quella lombarda. Non conosceva il mare e mai avrebbe pensato di fare i conti con un naufragio. «Quando da lontano vidi le luci della nave così vicina al porto, pensai che a bordo ci fosse una festa – ha raccontato ieri ripensando a quella sera –. Non avrei mai pensato che stava per consumarsi una tragedia».
Don Lorenzo se chiude gli occhi rivede quei volti del 2012. Camminando fra le panche rivede chi era seduto in quel punto preciso. Ricorda gli oggetti, i vestiti che indossavano i naufraghi. «Ricordo di essermi chiesto: e adesso cosa posso fare per loro, cosa posso dire?». Nella sua mente balenò un’idea: era passato da poco il Natale. «Mi avevano regalato dei dolci e dei sacchetti di caramelle, andai in casa e ne presi delle manciate che mi misi nelle tasche. Quando andai in chiesa vidi quei volti sopraffatti dalla paura, dallo sconcerto. Il problema non fu relazionarsi con gli italiani ma con gli stranieri. Li guardavo mentre loro guardavano me. Allungavo loro la mano con dentro delle caramelle». Un gesto semplice che fu di conforto. «Da quella notte io mi porto dentro la consapevolezza che quelle caramelle hanno fatto capire ai naufraghi che io ero lì per loro». Il parroco accolse nella sua casa anche un dipendente della Costa. «Era un ragazzo che si era buttato in mare. Infreddolito, batteva i denti, era fradicio. Non l’avevo visto, mi fecero notare la sua presenza e lo portai in casa per farlo cambiare. Era sudamericano».
Tra circa un mese don Lorenzo lascerà il Giglio per Santa Fiora. «Il prossimo anno saranno dieci anni dal naufragio e so che è stata richiesta la mia presenza. Ho dato la mia disponibilità», conclude. —
Ivana Agostini
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