Toscana
«Non solo foto del dolore Purtroppo questo evento rimarrà nella Storia E io l’ho documentato»
Carlo Tardani, fotografo follonichese, è andato varie volte al Giglio Ha noleggiato uno scooter per cogliere gli angoli più insoliti della tragedia
il racconto
ALFREDO FAETTI
La Storia è apparsa agli occhi di Carlo Tardani in un sottopancia, intorno a mezzanotte. «Stavo guardando la tv quando è apparsa la notizia – racconta – Erano poche righe, ma non così allarmanti. Solo il giorno dopo ho saputo quel che era accaduto».
Per lui, fotografo da oltre quarant’anni con svariate mostre in carriera, il richiamo di quel che stava avvenendo all’isola del Giglio con la Costa Concordia è stato immediato. «Una tragedia, ma anche un fatto da documentare – dice il fotografo follonichese – Avere quel materiale in archivio, anche tra venti o trent’anni, rappresenterà un documento storico». Usando l’espressione a lui cara, Tardani con le fotografie racconta storie, rigorosamente in bianco e nero. Gli scatti del naufragio e dei giorni che seguirono però non dovranno aspettare decenni per essere svelate: in cantiere c’è infatti una mostra, in collaborazione con Silvano Polvani. In quel momento furono in molti a far rotta verso il Giglio per vedere la nave e magari scattargli qualche foto.
«Le chiamarono le foto del dolore – ricorda Tardani – Ma è stato un evento storico di cui si parlerà sempre, come il Titanic. Un evento che chi usa la macchina fotografica vuole raccontare». Il follonichese cercò subito di imbarcarsi per l’isola, ma non fu possibile. Ci riuscì solo dopo qualche mese, quando però il materiale prodotto dai media, tra video e fotografie, era già immenso.
Quale taglio dunque poteva dare alla sua storia? «In genere quando vado la prima volta in un luogo non porto a casa nulla, perché la prima volta sei colpito dal banale, da ciò che vedono tutti – spiega Tardani – Poi dopo due o tre volte trovo la traccia: inizialmente vedi quello che vedono tutti, poi trovi il tuo punto di vista, la tua traccia ed è in quel momento che puoi fare un bel lavoro».
Ma nel caso della Concordia l’ispirazione non ha tardato ad arrivare e il grande relitto bianco appoggiato su un fianco lungo l’isola non ha richiesto più tappe per trovare la traccia. Semmai, è bastato uno scooter. «Ne noleggiai uno per girare sull’isola e mi resi conto che tra Giglio Porto e Castello, da ogni curva e da ogni punto, riuscivi a vedere la nave – prosegue – Così decisi di fotografarla da ogni angolazione come fosse un monumento. Un monumento all’imbecillità umana».
Il follonichese tornò così più volte sull’isola, seguendo ogni tappa delle operazioni, sia quando la Concordia tornò in asse (il parbuckling) sia quando tornò a galleggiare facendo rotta verso Genova (refloat). «Ancora mi emoziono», dice. Ma la storia fotografica ancora non è terminata per Tardani. «Nell’ultimo periodo sono tornate per fotografare gli stessi punti da cui vedevo la Concordia, mostrandoli come si presentano senza la nave – confida – Ma ho dovuto interrompere a primavera per via del Covid. Ci tornerò non appena possibile». Perché il ricordo della tragedia tiene ancora viva la storia che Tardani vuole raccontare con i suoi scatti in bianco e nero. —© RIPRODUZIONE RISERVATA
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