Il Tirreno

Grosseto

Lavoro e solidarietà Così don Enzo Greco lesse le encicliche di papa Wojtyla

Silvano Polvani ; *Giornalista e scrittore
Lavoro e solidarietà Così don Enzo Greco lesse le encicliche di papa Wojtyla

Il giornalista e scrittore Silvano Polvani racconta l’incontro con il presule nell’ottavo anniversario della sua scomparsa

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il ricordo

Silvano Polvani *

Era il 2011 quando pubblicai “Giovanni Paolo II Pellegrino in terra di Maremma” e lo feci in occasione della sua beatificazione, acclamato “Santo subito” il 1 maggio 2011. Fu una coincidenza in quanto l’idea di consegnare alla stampa la cronaca della visita del Papa in Maremma la maturai molto prima.

Era il 21 maggio 1989 quando tutti furono coinvolti dall’avvenimento. Nei luoghi di raccolta, lungo le strade del passaggio del Papa e perfino davanti ai televisori per chi fu costretto in casa, la visita di papa Wojtyla fu un’indescrivibile esplosione di gioia, di commozione che per molti arrivò al pianto. Era sembrato impossibile che il Papa potesse venire in Maremma e invece i grossetani, tutti senza eccezione, poterono vederlo, moltissimi anche ascoltarlo. Agli sventolii di bandierine e di fazzoletti dei bimbi si aggiunsero le acclamazioni irrompenti dei giovani, gli evviva gridati dalla folla, dagli operai dell’industria, dai minatori di Campiano e Niccioleta, dal popolo di Nomadelfia.

L’allora vescovo Franco Agostinelli raccolse la mia proposta con entusiasmo e su mia richiesta, per un controllo di quanto andavo a scrivere, mi affido nella mani di don Franco Cencioni.

La conoscenza di monsignor Cencioni subito si trasformò in reciproca simpatia; riuscì a trasmettermi sicurezza, con lui ho condiviso il lavoro, gliene ho parlato senza soggezione, mi ha fornito discreti consigli e suggerimenti, senza ostentare la sua conoscenza e pratica della materia. Gentile la sua disponibilità.

Personalmente sono stato testimone di come sia popolare fra la gente, conosciuto e stimato, un uomo che con la sua bella e viva memoria mi ha anche intrattenuto con i suoi ricordi sulle miniere e i minatori degli anni ’50 a Gavorrano. Il problema era che ci intrattenevamo troppo a lungo sui minatori lasciando indietro l’approfondimento della dottrina cattolica di Giovanni Paolo II.

Non mi sentivo tranquillo, avevo bisogno di qualcuno che si soffermasse con me, con attenzione e profondità, rilevando il carattere di come avevo interpretato le sue encicliche sul lavoro, la “Laborem exercens” la “Sollicitudo rei socialis” e la “Centesimus annus”. Roba profonda, dallo spessore spirituale non adatto a tutti.

Fu così che mi rivolsi, don Franco d’accordo, per chiedere un ulteriore consiglio, a don Enzo Greco, parroco della chiesa di San Leopoldo a Follonica. Non potevo fare scelta migliore.

Con Don Enzo eravamo vicini nell’età, anche compagni di giochi, entrambi cresciuti in una Follonica degli anni Sessanta che si stava trasformando, così non mi fu difficile chiedergli il sacrificio di qualche ora in canonica per seguirmi. Conoscevo bene don Enzo, spesso mi invitava come sindacalista nei dibattiti che organizzava sul tema del lavoro.

Ad intervalli regolari mi portavo da lui e assieme, nel suo studio in canonica, una stanza piena di fumo dall’odore cupo e umido, con minuziosità ci si addentrava negli scritti dando a questi la giusta interpretazione.

Don Enzo, lo sospettavo ma ne accertai era uomo di grande preparazione, conoscitore fine delle encicliche, un vero teologo, nell’ascoltarlo comprendevi quale fosse la sua formazione, quale volontà di approfondimento costante avesse che esprimeva con le sue pubblicazioni, conferenze e convegni che organizzava continuamente sia in canonica che in ambito pubblico. La sua pazienza verso di me, non sempre pronto a raccoglierne le riflessioni e considerazioni. Grande comunicatore che sapeva interpretare con garbo e semplicità, anche i temi più impegnativi sul piano culturale e teologico.

Pubblicai il libro con tranquillità sicuro di aver avuto custodi e sostenitori grandi interpreti della dottrina cattolica: don Franco e don Enzo.

Ricordo che quando presentai il libro a Follonica don Enzo mi accompagnò e per tutti fu un godimento ascoltarlo, il suo pensiero sul lavoro che non c’è, sull’emarginazione per i più giovani, della dignità e libertà che il lavoro riesce a dare. La capacità che aveva di dare fiducia, di lasciarti con un sentimento di speranza, di non farti sentire solo.

Quando si diffuse la notizia della sua morte così improvvisa, tutti quei momenti che avevo con lui condiviso riaffiorarono nella mia mente con smisurata tristezza. Don Enzo se ne andato il 14 gennaio del 2013. Oggi sono otto anni che siamo senza la sua guida.

Il Comune di Follonica diramò subito un comunicato stampa che assieme al cordoglio ne tratteggiava la biografia: don Enzo Greco era nato a Grosseto il 14 Agosto 1950. Era stato ordinato sacerdote il 28 giugno 1974 nella chiesa di San Leopoldo a Follonica. È stato ordinato parroco della Chiesa di San Leopoldo in Follonica il 4 Luglio 1981 e al 2000 è stato vicario generale della Diocesi di Massa Marittima e Piombino e ha fatto le scuole primarie a Follonica, dove ha ricevuto la prima comunione e la cresima. Chierichetto dall’età di sei anni nella chiesa di San Leopoldo con il parroco don Ugo Salti, all’età di dieci anni è entrato nel seminario minore di Massa. Successivamente è entrato nel Pontificio seminario regionale di Siena per compiere gli studi del liceo e della Teologia. Ordinato sacerdote dal vescovo Lorenzo Vivaldo il 28 giugno 1974 nella chiesa di San Leopoldo a Follonica, nell’ottobre successivo assume l’incarico di insegnante di religione nel liceo classico di Massa Marittima e di coordinatore della pastorale giovanile e di vice-rettore del Seminario di Massa Marittima. Nel 1979 nominato insegnante di Catechetica e Pedagogia nel Pontificio seminario regionale di Siena.

Nel 1981 è nominato parroco di San Leopoldo in Follonica. Dal 1991 al 1998 ha ricoperto l’incarico di Vicario Episcopale per la vita consacrata; dal 1988 ad oggi l’incarico di assistente diocesano dell’Azione cattolica. Nel 2000 viene nominato vicario generale del vescovo Giovanni Santucci, incarico che ha ricoperto sino alla sua morte. —

*Giornalista e scrittore

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