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Grosseto

Vuoto al centro, i rischi nello scacchiere urbano

Vuoto al centro, i rischi nello scacchiere urbano

L’architetto Rusci apre la questione del futuro dell’immobile di piazza Ferretti «Un’attenta pianificazione parta da una mappatura d’attività pubbliche e servizi»

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GROSSETO. La notizia del trasferimento degli uffici statali (Agenzia delle Entrate, Agenzia del territorio e altri) dal palazzo di via Roma verso un’area demaniale entro lo scadere del contratto d’affitto nel 2022 ha aperto in città un pubblico dibattito, che è stato sollecitato sul Tirreno dall’associazione Confedilizia. In questi giorni ospitiamo dunque contributi e riflessioni sul futuro degli uffici pubblici e il destino del centro.

Interviene qui Simone Rusci, architetto grossetano, docente di Tecnica e pianificazione urbanistica all’università di Pisa. «La notizia di questi giorni della possibile rilocalizzazione dell’Agenzia delle Entrate dall’attuale sede di via Roma verso una nuova e ancora incognita destinazione - dice - porta nuovamente alla ribalta il tema della rigenerazione urbana. Anche se a una prima analisi i due temi possono sembrare di scala e di ambito differenti, è facile dimostrare come la localizzazione degli edifici pubblici giochi un ruolo fondamentale nella tenuta funzionale di molti contesti urbani. In particolare in quello di via Roma la sede dell’Agenzia tiene attivo un micro tessuto di attività di ristorazione, direzionali e di servizio che difficilmente sopravvivrebbero a una suo spostamento. Si pone poi, come sempre, anche la questione del dopo, ovvero con cosa riempire nuovamente l’immobile dismesso. Nel caso specifico, date le caratteristiche posizionali e tipologiche dell’edificio, non sarebbe facile individuare una strategia urbanistico-immobiliare per una sua rifunzionalizzazione e valorizzazione. Per questo sono da condividere gli inviti delle associazioni per un diretto coinvolgimento delle amministrazioni pubbliche, comunali e provinciali, per cercare una negoziazione che riesca a mantenere la funzione pubblica all’interno di quel contesto».

La notizia offre però l’occasione - prosegue il docente - per «una più generale riflessione sul ruolo che la pianificazione delle funzioni esistenti, in particolar modo di quelle pubbliche, svolge nei processi di qualificazione ed eventuale rigenerazione della città. Ormai da decenni gli strumenti dell’urbanistica non sono più le grandi lottizzazioni e le nuove attrezzature pubbliche, che nel passato scaldavano il dibattito e costituivano l’oggetto centrale del decisore pubblico, ma sono diventati - prosegue Rusci - i piccoli interventi sull’esistente che, se tra loro coordinati e integrati in politiche intersettoriali, possono avere un forte impatto nel mantenimento e nell’incremento della qualità urbana, soprattutto nelle medie città come Grosseto. Un’urbanistica delle piccole cose, attenta a sfruttare le esternalità positive e a limitare quelle negative che scaturiscono dalle funzioni pubbliche e collettive. In un tale quadro la discussione non sarà più di volta in volta focalizzata sulla singola funzione (ad esempio la Biblioteca, la Casa della Musica, l’Agenzia delle Entrate) ma sulla rete della quale queste attività rappresentano i nodi. Una pianificazione attenta che dovrebbe partire da una mappatura delle attività pubbliche e dei servizi - in termini di funzioni, di numero di occupati, di flussi di utenza ecc. – e delle attività commerciali, finalizzata sia alla predisposizione di politiche pubbliche sia al monitoraggio degli effetti prodotti dalle modificazioni in atto. Un’urbanistica della funzione più che della forma, una programmazione più che una pianificazione, indispensabile in un momento di risorse scarse come quello che continua ad esserci di fronte». Tra gli interventi di micro-urbanistica - prosegue il professionista - «stanno sempre più prendendo piede quelli di cosiddetta “urbanistica tattica” ovvero interventi a basso costo che ridefiniscono l’utilizzo di spazi pubblici con trasformazioni minime degli elementi fisici: semplici coloriture dell’asfalto o istallazioni di arredi mobili fino a interventi di qualificazione del verde e dell’illuminazione pubblica, capaci però di produrre cambiamenti radicali nella fruizione dei luoghi. Interventi posti in antitesi ai grandi progetti urbani “strategici” e ai più costosi interventi di rigenerazione urbana. L’esperienza viene da lontano ed è stata codificata nel 2011 da un libro dal titolo “Tactical Urbanism. Short-term Action for Long-term Change” prendendo poi sempre più piede in alcune città statunitensi prima ed europee poi. In Italia un importante programma è stato avviato a Milano dove alcune piazze hanno trovato una nuova vitalità grazie al solo ridisegno degli elementi della viabilità. Un esempio di come ragionare in piccolo possa a volte aprire nuovi e inaspettati orizzonti». —



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