Gioco
Luca Banchi sbarca in America Sarà viceallenatore nella G-League
Basket: il coach, 55 anni, già protagonista sulle panchine europee, vivrà un’esperienza di grande spessore tecnico
Paolo Franzò
GROSSETO. Mancava soltanto l’America a coach Luca Banchi. Ed ecco che nei prossimi giorni il tecnico grossetano più titolato del basket volerà negli Stati Uniti per vivere una grande esperienza.
Banchi, 55 anni, è stato ingaggiato dall’organizzazione dei Brooklyn Nets come vice allenatore della squadra che prenderà parte al campionato di G-League che ha come capo allenatore Bret Brielmaier. Prima di questo, Banchi aveva allenato tra le altre, Siena, Milano e Torino in Italia, Bamberg in Germania, Aek in Grecia e Kuban in Russia, vincendo titoli un po’ ovunque. Un palmares che oltreoceano non è evidentemente sfuggito, là dove prima di lui solo Ettore Messina era già arrivato.
Ma come è nata questa opportunità?
«Facendo questo lavoro a un certo livello, i contatti col mondo americano del basket oggi sono naturali. Sono mondi che si stanno avvicinando, come testimoniano i tanti italiani che hanno giocato o giocano e hanno anche vinto in Nba. Per cui, quando è arrivata questa chiamata il mese scorso, non potevo che approcciarla con grande entusiasmo. Chi ama questo sport come il sottoscritto, non poteva non essere entusiasta di questa opportunità. Purtroppo, i problemi legati al Covid e poi le festività, hanno un po’ rallentato tutto, ma adesso sono quasi pronto a partire e comunque ho già cominciato a lavorare via internet con collegamenti online, per cui mi sono già portato un po’ avanti con il lavoro e la conoscenza della nuova situazione, oltre che di coach Brielmaier con cui c’è una bella sintonia. Probabilmente questo mi impedirà di accettare opportunità di lavoro in Europa, ma la possibilità di toccare con mano il mondo del basket americano, era irrinunciabile»
Nello specifico, cosa andrà a fare?
«I Brooklyn Nets, così come le altre franchigie della Nba, hanno squadre che partecipano anche ad altri campionati. La G-League nello specifico, dove G sta per Gatorade che è lo sponsor di un campionato che esiste da sempre, è un torneo in cui giocano giovani prospetti che ancora non hanno un contratto con la Nba, non solo americani. In rosa per esempio, avremo anche un francese e un italiano. Dopo di che, il Covid ha generato una compressione del mercato e questo farà sì che in questo torneo ci saranno anche giocatori che la Nba l’hanno già toccata. In buona sostanza, diciamo che è una Lega di sviluppo; un campionato che serve a questi giocatori per farsi vedere e se possibile, guadagnarsi una chiamata importante, se non nel massimo campionato statunitense, anche in Europa».
Quale la formula?
«Tutte le 18 squadre partecipanti, per cui noi compresi, resteremo chiusi nella bolla di Orlando in Florida. Nello specifico, faremo base nel resort di DisneyWorld, dove sono previste rigide misure di prevenzione anti Covid. In questo modo, si cercherà di scongiurare i contagi il più possibile e se tutto andrà bene, sarà una stagione compressa in 45 giorni. Considerando che dovremo giocare circa 20 partite, potete immaginare che carico di stress sarà per tutti quanti. Uno stress però emozionante che non vedo l’ora di vivere, perché queste sono esperienze che per un allenatore sono troppo importanti e possono aprire porte e scenari futuri di ogni genere». —
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