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Soldi e oro per falso incidente Condannato per il raggiro

P.S.
Soldi e oro per falso incidente Condannato per il raggiro

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monte argentario. Lui, interrogato in aula, aveva negato: «Non sono stato io, ne ho fatte tante ma questa proprio no». Il collegio lo ha invece ritenuto colpevole del raggiro e l’ha condannato a 2 anni e 900 euro.

Depositate le motivazioni della condanna di Piero Mario Migliaccio, 53 anni, di Salemi, imputato davanti ai giudici grossetani (Adolfo Di Zenzo presidente, Giovanni Puliatti, Marina Massi) di quanto avvenuto il 26 aprile 2016. Estorsione l’accusa originaria, poi riqualificata in truffa dai giudici. Secondo l’imputazione, avrebbe chiamato a casa di un’anziana coppia di Porto Ercole, avrebbe detto di essere l’assicuratore del figlio e che quest’ultimo era rimasto coinvolto in un incidente stradale e che si trovava in caserma; avrebbe inoltre chiamato di nuovo dicendo di essere il maresciallo Seta (inesistente), che avrebbe dovuto pagare 2.200 euro per alcune irregolarità assicurative e infine si sarebbe presentato come avvocato inviato ai carabinieri, facendosi consegnare 500 euro in contati e oro, in tutto per 6.000 euro. Il pm Giampaolo Melchionna aveva chiesto 2 anni e 6 mesi, l’avvocata Simona Daviddi l’assoluzione.

Perché Migliaccio è stato riconosciuto responsabile? Perché sono stati fondamentali i riconoscimenti fotografici dell’epoca. Il marito ha spiegato in aula che “l’avvocato” che si era presentato era «un uomo sulla quarantacinquina, bello asciutto, moretto, riccioletto, capelli mezzani, pulito, sistemato, veramente un uomo distinto»; lo aveva riconosciuto subito, lo ha riconosciuto nelle foto mostrate in aula ma non lo ha riconosciuto come l’uomo presente in aula sul banco degli imputati. Ma, notano i giudici, «l’imputato si è presentato in aula con capelli molto lunghi, al punto di ricadere sulle spalle, e con un abbigliamento sportivo, esibendo pertanto un’immagine diversa rispetto a quella di quattro anni fa. La moglie aveva riconosciuto nelle foto prima un’altra persona e poi quella individuata nel 2016. «La persona offesa - aggiungo i giudici - ha poi riconosciuto l’imputato in aula - “è lui” - salvo poi palesare qualche incertezza su questo riconoscimento precisando che “era alto, più distinto, vestito diversamente, aveva una giacca blu”». Decisiva anche la circostanza riferita dal brigadiere che aveva seguito le indagini: perché cinque mesi dopo, a Pistoia, Migliaccio era stato arrestato per una truffa del tutto identica (anche nella cifra). E poi, quando erano andati in caserma, i coniugi erano assolutamente certi: «Quando lo hanno visto lo hanno riconosciuto subito, si è visto proprio che la signora ha sobbalzato quando ha visto la foto, e il marito uguale».

Insomma, secondo i giudici non è stata una «coincidenza casuale». —

P.S.

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