Gioco
Come volete che sia la nuova ex Ilva? Incontri aperti per parlare del futuro
La giunta Benini ha incontrato Renato Quaglia e Paola Caporossi, figure esperte in rigenerazioni e ricerca innovativa
Giulia Sili
follonica. Un respiro europeo per pensare ad un’ex Ilva nuova, un progetto ambizioso ma che vuole guardare lontano, a luoghi e Paesi che hanno fatto dell’archeologia industriale un segno distintivo. Questo è, in grande sintesi, ciò che l’ex Ilva di Follonica potrebbe diventare per la città: un piccolo patrimonio motore di sviluppo, con la prospettiva che un luogo possa diventare un’occasione di cambiamento.
Per ripensare al cuore industriale della città, così da dare seguito alle linee di mandato della giunta Benini, nei giorni scorsi l’amministrazione ha incontrato Renato Quaglia e Paola Caporossi. Quaglia è una figura chiave nel panorama nazionale ed europeo sui processi di trasformazione di spazi pubblici dismessi o sottoutilizzati. Proprio lui a Venezia è stato direttore della Biennale nel periodo di trasformazione dell’Arsenale, un antico complesso di cantieri navali e officine oggi luogo di cultura, sempre lui, in Scozia, ha lavorato alla riconversione di nuclei industriali dell’area di Glasgow. Caporossi, invece, presidente di Fondazione Etica, si occupa di ricerca finanziaria innovativa. Due figure che con le loro professionalità sono state ascoltate dalla giunta e dai dirigenti del Comune in un confronto aperto.
«È stata una giornata intensa – spiega l’assessora alla cultura Barbara Catalani – era necessario capire se la strada intrapresa dalla giunta fosse quella giusta e uno sguardo esterno, come può essere quello di Quaglia e di Caporossi, due figure eccezionali che sanno cosa vuol dire rigenerazione urbana, è stato fondamentale. Affrontare il tema di ciò che rimane da valorizzare dell’area ex Ilva significa mettere in gioco una politica strategica per la città ma anche per un intero territorio». A marzo 2019 l’Ilva aveva ospitato un convegno, “Cultura, Comunità, Lavoro”, incentrato sul tema dello sviluppo locale, partendo proprio dall’area ex Ilva, con interventi nell’ambito economico, dei beni culturali, del turismo sostenibile, della promozione della conoscenza, della formazione e del lavoro. Un convengo che voleva porre le basi per un progetto successivo, che l’amministrazione Benini avrebbe avviato con il secondo mandato elettorale. Il commissariamento del Comune e la pandemia hanno poi ritardato l’inizio dei lavori e oggi, dopo quasi due anni, si torna a immaginare il futuro della parte più antica della città, quella dove da poco è stato aperto un cantiere per mettere in salvo la ciminiera, simbolo dell’ex Ilva.
«Per iniziare abbiamo pensato di invitare due figure che riteniamo essere illuminanti – spiega Catalani – che possono quindi dare una visione trasversale». L’intento dell’amministrazione, promosso da Quaglia, è adesso quello di lavorare a due velocità: continuare a tessere un legame con il territorio e la comunità di riferimento, con progetti locali, costruendosi però «una reputazione nazionale e internazionale», come dice l’assessora. O, perlomeno, aspirare a farlo: «Sarà necessaria una figura che faccia da regista alle progettualità future – spiega Catalani – e senza dubbio servirà avere al nostro fianco la Regione».
Intanto un primo passo: l’idea è di organizzare, quando sarà di nuovo possibile, incontri dedicati al rilancio turistico, alle arti visive o alla comunicazione con la possibilità di coinvolgere anche la popolazione. Incontri come quello di giovedì scorso ma aperti così da coinvolgere anche i cittadini nel ripensamento dell’ex Ilva. — © RIPRODUZIONE RISERVATA
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