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Grosseto

il caso 

Malati oncologici e vaccini: il rebus sulle priorità

F.F.
Malati oncologici e vaccini: il rebus sulle priorità

L’Aifa li vuole tra i futuri destinatari, il Piano strategico no I dubbi di una paziente, le parole confortanti del primario

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GROSSETO. La signora Eugenia ha 87 anni, vive a Grosseto, è in cura per un tumore, e da giorni sta chiedendo a destra e a manca, al medico di base, all’Asl, al centro dove è in cura, quando potrà fare il vaccino contro il Sars-Cov-2. «Dicono che noi che abbiamo delle malattie croniche abbiamo la precedenza, ma nessuno riesce a dirmi quando lo potrò fare, se verrò chiamata, se devo chiederlo io», si sfoga con Il Tirreno. «Vivo da sola. Se ho bisogno del pane e del latte devo andarci io al supermercato. E ogni volta corro il rischio di prendere il virus, con quel che ho già». Che risponderle?

La domanda di Eugenia non è banale. In questi mesi è stato ripetuto che i più a rischio sono le persone che lavorano nella sanità, gli anziani, chi ha più malattie croniche importanti (la cosiddetta “comorbità”).

Non a caso secondo il criterio stabilito dal governo nel “Piano strategico vaccinazione anti-Sars-Cov-2/Covid-19” del 2 dicembre la priorità nelle vaccinazioni va a medici e infermieri, poi agli ospiti e al personale delle Rsa, poi agli anziani in generale. Le vaccinazioni sono partite per le prime due categorie. Vaccinati loro, sempre secondo il Piano, toccherà a chi ha da 80 anni in su. E poi?

Il Piano non lo dice in modo chiarissimo, ma lo segnala in una tabella (la numero 2 al punto 2 “Valori, principi e categorie prioritarie”, pagina 7), mentre è più chiaro in una delle risposte alle Faq (frequently asked questions, domande più frequenti) che compaiono sul portale sul coronavirus del governo. Le successive due categorie da vaccinare sono le «persone dai 60 ai 79 anni» e le «persone di ogni età che soffrono di più di una patologia cronica pregressa, immunodeficienze e/o disabilità». Per dirla in parole crude ma chiare, avere “solo” un tumore, “solo” il diabete, “solo” una cardiopatia non fa rientrare tra chi avrà il vaccino prima degli altri.

Eppure la questione non si esaurisce qui. Nelle Faq dell’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) “Vaccinazione anti Covid-19 con vaccino Pfizer”, del 4 gennaio 2021, al punto 23 la domanda è: «Le persone con malattie croniche, diabete, tumori, malattie cardiovascolari possono vaccinarsi? », lasciando intendere che queste persone abbiano una sola di queste patologie. La risposta dell’Aifa: «Sono proprio queste le persone più a rischio di una evoluzione grave in caso di contagio da Sars-Cov-2, proprio a loro, quindi, si darà priorità nell’invito alla vaccinazione». Quando e come non si sa.

Nel frattempo il 4 gennaio l’Aiom, Associazione italiana di oncologia medica, ha pubblicato le proprie raccomandazioni sulla vaccinazione dei pazienti oncologici. Alle “Conclusioni e raccomandazioni finali” l’Aiom spiega che chi si sta sottoponendo a una cura contro un tumore ( “persone in trattamento attivo”) ha «un aumentato rischio di mortalità dopo infezione da Covid-19», perciò raccomanda di offrire loro la vaccinazione prioritaria, mentre «non è chiaro se la priorità vada estesa ai pazienti con pregressa diagnosi e non in trattamento attivo». Insomma, chi è in cura dovrebbe avere la precedenza, chi ha avuto un tumore e l’ha superato forse può attendere come gli altri. Questa la raccomandazione dell’Aiom. Ma, appunto, solo una raccomandazione.

Ad oggi, insomma, raccomandazioni e indicazioni sì, ma – per rispondere alla signora Eugenia e a tutti coloro che combattono contro un tumore o hanno una sola patologia cronica – non c’è certezza né programmazione se saranno o meno tra i prossimi vaccinati.

Eppure una parola di sollievo arriva da Carmelo Bengala, direttore del reparto di Oncologia dell’ospedale Misericordia di Grosseto: «Gli oncologici non sono più suscettibili di prendere il virus rispetto alla popolazione generale – dice – anzi forse è il contrario perché sono più preparati, curano meglio l’igiene, mettevano la mascherina anche prima che fosse obbligatoria. La priorità, del resto, non funzionerà per categorie di fragilità, ma è più legata all’età, o almeno questo è quanto si sa ad oggi».

La signora Eugenia, insomma, potrà almeno contare sui suoi 87 anni per prendere il prossimo treno per il vaccino.

«Io non sono preoccupato per i miei pazienti – conclude Bengala con un’ulteriore iniezione di buone notizie –. Abbiamo avuto tre quattro casi di pazienti oncologici che si sono contagiati, su migliaia di pazienti che seguiamo. Mettendoci anche quelli a bassa carica, saranno 15 gli oncologici positivi nell’area grossetana e non ci sono stati decessi, non si sono avute polmoniti gravi, ma solo casi asintomatici». L’unica criticità è che in alcuni casi è stata sospesa la terapia. — F.F.

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