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L’escavatore della mala lasciato a Braccagni

Francesca Gori ; . ; F.G.
L’escavatore della mala lasciato a Braccagni

Armi, droga e rapine: il pastore che vive a Montenero aveva fatto arrivare il mezzo direttamente dalla Campania  

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Francesca Gori

GROSSETO. «Hanno mandato un affare per togliere le patate Antò... abbiamo parlato di un 200 quintali in su». Invece, nel parcheggio di un ristorante di Braccagni era arrivato direttamente dal Napoletano soltanto un furgone Iveco con un piccolo escavatore che difficilmente poteva servire per l’assalto alla Mondialpol di Cecina, che la banda di sardi stava progettando da qualche tempo. Braccagni era il luogo scelto per l’incontro tra Salvatore Garippa, 67 anni di Fonni, in provincia di Nuoro, ma residente da una decina d’anni a Montenero d’Orcia, nel comune di Castel del Piano, dove con la sua famiglia ha messo su un allevamento di ovini. Garippa, come si legge nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari Giorgio Altieri del tribunale di Cagliari, aveva incontrato Robertino Dessì, un sardo che abita in provincia di Pisa e che era stato al porto di Livorno a prendere il desulese Ilio Mannu. Con loro c’era anche Giovanni Mercurio, al centro dell’inchiesta dei carabinieri per il traffico di stupefacenti tra la Sardegna e la Corsica e l’organizzatore dell’assalto all’agenzia di sicurezza, da dove avrebbero dovuto far sparire dieci milioni di euro. Il colpo della vita.

L’8 luglio del 2019, quando la banda stava organizzando l’assalto, a Braccagni arrivarono anche gli emissari di Luigi Porricelli, che dalla Campania si era incaricato di far arrivare in Toscana i mezzi pesanti per sfondare la recinzione del parcheggio e per caricare le armi, un vero e proprio arsenale, avevano ordinato un Tir. Non si incontrarono, però, con i sardi, probabilmente perché erano arrivati tardi all’appuntamento e lasciarono quindi il furgone con l’escavatore parcheggiato lì. Il giorno dopo i carabinieri videro un autocarro Fiat Iveco con un piccolo escavatore parcheggiato nel piazzale del ristorante di Braccagni: l’11 luglio, uno degli uomini di Porricelli che avevano portato il camion in Toscana, tornò nel piazzale, lo mise in moto e poi scese. Il giorno dopo, la banda dei sardi tornò di nuovo nel paese alle porte di Grosseto ma quando videro l’escavatore rimasero male. «Con quello ti puoi prendere un gelato», disse uno di loro, ipotizzando che il mezzo ordinato fosse stato parcheggiato da un’altra parte. Invece era proprio quello il mezzo fornito dai napoletani. Nonostante fosse inutilizzabile, decisero di portarlo via e di prendere in affitto il capannone. Incombenza, questa, che era toccata proprio a Garippa, che ora è in carcere. — F.G.

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