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magliano in toscana 

Cacciatore minacciato dai cani: "I miei 45 minuti sull'albero"

Francesca Ferri
Cacciatore minacciato dai cani: "I miei 45 minuti sull'albero"

Un 40enne trova rifugio su una quercia da un pastore maremmano che stava bandando il gregge

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MAGLIANO IN TOSCANA. Gli ingredienti ci sono tutti, o quasi, come nella più classica delle favole: il bosco periglioso, il cacciatore, la minaccia, il lieto fine. Non c’è il lupo, però, ma i suoi guardiani. Ed è qui che la fedeltà alla storia comincia a scricchiolare. Al posto di Cappuccetto Rosso c’è infatti una compagnia di candide pecorelle da difendere a tutti i costi, ad essere minacciato è il cacciatore e a digrignargli i denti non è il lupo, ma sono tre cani pastori.

Succede in Maremma, nel bosco di Maiano Lavacchio (Magliano in Toscana) dove ieri mattina un cacciatore di 40 anni, venuto da Livorno per la caccia al colombaccio, se l’è vista brutta: 45 minuti arrampicato su una quercia, nel bosco, per sfuggire a tre cani pastori maremmani, e a uno in particolare, che ai piedi dell’albero, a testa all’insù e con le fauci spalancate, non lo molla per tutto il tempo, ringhiandogli contro e abbaiando a squarciagola. «Fortuna che il cellulare prendeva e ho chiamato i carabinieri forestali – racconta al Tirreno, chiedendo di restare anonimo –. Ho urlato al pastore, ma era lontano e non mi sentiva».

La mattinataccia inizia quando, appostato con il suo colombo da richiamo posizionato sull’albero, sente in lontananza uno scampanellio. «Erano i campanelli delle pecore che venivano liberate nel pascolo – racconta –. Io ero nel bosco, una proprietà privata, ma non del pastore, non recintata dove vengo spesso».

All’improvviso alle campanelle si sostituisce un rumore più minaccioso: un abbaiare forte e sempre più vicino.

Sono tre cani e non sono a cercar carezze. Sono “al lavoro” e lo svolgono in modo eccellente. Chi è questo qui? Che vuole dalle nostre pecore? Tutto ciò detto nella loro lingua: zanne minacciose, ringhii, abbaio forsennato. Due si accontentano delle schermaglie iniziali, e tornano al pascolo. Uno invece non molla e a grandi falcate va incontro al cacciatore.

«Non sono nemmeno scappato, sono subito salito su una querciola che era lì – racconta l’uomo –. Paura? No, perché comunque ero armato. Non gli avrei mai sparato, ci mancherebbe, ho dei cani anch’io. Ho avuto solo paura che a forza di abbaiare richiamasse gli altri due. Più che tutto è stata la situazione sgradevole».

La “bacchetta magica”, stavolta, è stata il telefonino e la rete fortunatamente disponibile. Chiamati i carabinieri forestali, i militari hanno fatto alcune ricerche per risalire al proprietario dei cani. Una volta trovato, l’uomo ha collaborato subito. «Mi ha telefonato e ha richiamato pecore e cani», dice il cacciatore. I carabinieri forestali hanno recuperato il malcapitato, per fortuna incolume, e hanno multato il pastore per omessa custodia e malgoverno di animali.

«Questi cani fanno il loro lavoro, per carità – dice il cacciatore – ma lo devono fare nel recinto di competenza. E, se vanno in giro, deve esserci il pastore con loro. Se al mio posto ci fosse stato un fungaiolo o uno con meno sangue freddo?». All’uomo non è rimasto che smontare il suo colombo e tornarsene alla macchina, a mezz’ora di cammino. Caccia improduttiva, ma una storia a lieto fine da raccontare. —

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