Gioco
«Agenzia delle Entrate L’affitto sia rinegoziato e gli uffici restino qua»
Confedilizia apre un dibattito sul palazzo che sarà svuotato entro la fine del 2022 «Pessima e inaspettata notizia, che noi riteniamo debba essere scongiurata»
Elisabetta Giorgi
GROSSETO. «Rinegoziare il canone di locazione», è la proposta di Confedilizia per il grande palazzo in cui in centro a Grosseto ha sede l’Agenzia delle Entrate e che si prepara a essere svuotato dei suoi uffici. Siamo in piazza Ferretti, slargo che si affaccia in via Roma.
Dall’associazione parte dunque l’input ad avviare un dibattito sulle pagine de Il Tirreno, aperto a tutta la città e con il coinvolgimento di cittadinanza e associazioni di categoria. Cosa ne sarà della storica sede e quali le ripercussioni sul centro? Sono le domande di partenza lanciate dall’associazione che avvia una riflessione «aperta». Chi vuole può partecipare al confronto e inviare le sue riflessioni per mail alla posta della redazione: grosseto. it@iltirreno.it. Nei giorni scorsi già un contributo era arrivato dal consigliere del Carroccio Gino Tornusciolo.
«Il nuovo anno, che tutti ci stiamo augurando decisamente migliore di quello precedente, si apre per la nostra città con una pessima ed inaspettata notizia», esordisce l’avvocatessa Paola Tamanti, alla guida di Confedilizia. Come riportato con grande rilievo dalla stampa, dice, «lo Stato si prepara a svuotare l’importante edificio di via Roma, sede da anni degli uffici finanziari. Si apprende così che, entro il 2022, il tradizionale centro direzionale della città perderà un altro fondamentale punto di riferimento per lo svolgimento delle tante pratiche burocratiche alle quali è chiamata la generalità dei cittadini. Il motivo della decisione assunta dall’amministrazione centrale del Ministero delle Finanze è l’eccessiva onerosità del canone di locazione dovuto al Fip (Fondo Immobili Pubblici) attuale proprietario dell’edificio al quale, in passato, lo Stato l’aveva venduto per esigenze di cassa. Per il comune cittadino risulta innanzitutto difficile capire la logica di questa girandola di affari per cui lo Stato, in un primo tempo, ritiene conveniente vendere l’immobile per poi prenderlo in affitto. Poi, accorgendosi che l’affitto è eccessivamente oneroso, decide di disdire il relativo contratto impegnando importanti risorse finanziarie per la costruzione di un nuovo edificio».
Per Confedilizia, «sorgono a questo riguardo dubbi sulle capacità amministrative dei nostri centri decisionali. Ispirandosi ai criteri e finalità di cui alla legge 7.8.2012 n° 135 riguardante uno degli aspetti della più ampia politica di spending review – continua Confedilizia – viene da chiedersi se potrebbe risultare più conveniente per entrambe le parti in causa tentare una rinegoziazione, ancorché temporanea, del canone».
Per l’Erario, ciò comporterebbe «una ragionevole diminuzione del canone unitamente al ben più rilevante risparmio finanziario conseguente alla mancata costruzione di un nuovo edificio». Per l’ente locatore, «la prosecuzione del vigente rapporto locatizio, sia pure con una diminuita redditività, eviterebbe la totale svalutazione di un cespite di difficile, se non impossibile, riutilizzo e comportante ingenti oneri sia manutentivi che fiscali. Lasciando ai tecnici più competenti in materia urbanistica e assetto del territorio la valutazione delle ricadute che questo importante ulteriore trasloco di pubblici servizi potrebbe avere sul futuro della città, siamo convinti della necessità di evitare in ogni modo il verificarsi di questo ingiustificabile e dannoso evento».
Per Confedilizia è in atto una tendenza “centrifuga” che sta trasformando il centro cittadino in periferia. «Uno svuotamento progressivo di uffici e funzioni. E in questo equilibrio fragile di via Roma c’è da chiedersi – conclude Tamanti – se Comune, Provincia e istituzioni locali non possano aprire un dialogo con i privati e nello specifico con Generali Real estate, che risulta essere il soggetto gestore, per rinegoziare eventuali strategie di locazione», onde mantenere gli uffici in via Roma.
«È un anno che affrontiamo la rinegoziazione dei canoni; non vediamo perché questa strada non possa essere percorsa a questo punto anche dal Ministero con i soggetti proprietari, anche perché a livello cittadino avremo un altro vuoto urbano».
Tamanti cita (nei paraggi) l’ex Garibaldi, un ex grande mobilificio ormai deserto da tempo, la vecchia sede della Banca d’Italia. Il primo proprietà pubblica, gli altri due privati.
«L’ente locale dovrebbe farsi parte attiva nel risolvere il problema». –
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
