Il dolore
Ex Colonia Pierazzi L’impegno di Ciompi
L’assessore riceve dal comitato le proposte per il recupero «Ma servono 8 milioni di euro e non è facile avere fondi»
Michele Nannini
FOLLONICA. Il restauro e il recupero della colonia marina Pierazzi? Lo aveva suggerito il comitato omonimo a marzo del 2011. E oggi l’assessore delegato al recupero della struttura, Francesco Ciompi, assicura: «Mi sono preso l’impegno di cercare una soluzione alla questione della colonia», dice.
L’annuncio arriva dopo che nelle scorse settimane Ciompi e il sindaco Andrea Benini hanno ricevuto il carteggio dell’attività del comitato recuperato da Iolanda Raspollini. Il Tirreno ha raccontato la storia di questo importante edificio, dall’inaugurazione nel 1931 all’abbandono di oggi.
Suggeriva, nel 2011, il comitato: «Le ingenti risorse finanziarie per ristrutturare lo stabile potranno e dovranno essere cercate dal Comune di Follonica coinvolgendo la Provincia di Grosseto e gli altri enti locali oltre che partecipando sistematicamente ai bandi dell’Unione europea, della Repubblica italiana, della Regione Toscana e delle fondazioni».
Fra gli esempi di recuperi virtuosi di strutture simili il comitato citava, pochi mesi dopo, la ex colonia Vittorio Emanuele III di Ostia, struttura che però pure lei in questi anni, nonostante i buoni propositi, ha poi subito un destino simile a quella follonichese finendo a lungo occupata abusivamente.
Nel frattempo in questi dieci anni è sparita, ad esempio, la Provincia in quanto istituzione ma il ricorso a contributi e sostegni economici esterni rimane fondamentale per poter solamente iniziare a immaginare un percorso di recupero dell’enorme struttura che ad aprile compirà 90 anni.
Il Comune provò, già a fine 2015, ad accedere a un finanziamento fino a 2 milioni di euro presentando un progetto preliminare di recupero della colonia come centro polifunzionale per attività sociali e di interesse collettivo, senza però ulteriore seguito. Un percorso, quello dei finanziamenti esterni, che rimane da valutare anche in questa fase.
«Il costo per ristrutturare l’immobile – dice Ciompi – si aggira sugli 8 milioni di euro e un intervento di tale portata è lontano dalle possibilità economiche del Comune. Purtroppo non è nemmeno semplice riuscire ad accedere ai finanziamenti europei, non solo per la difficoltà in generale delle procedure ma perché negli ultimi anni la destinazione dei finanziamenti è verso progetti che garantiscono una sostenibilità economica. In caso di destinazione sociale dell’immobile rimarrebbe l’intervento del Comune per la manutenzione e la gestione e ciò ci penalizza nei confronti di altri progetti».
Una questione quindi complessa a livello sia normativo che burocratico e che spiega anche le difficoltà incontrate negli ultimi anni da chiunque si sia trovato ad affrontare lo spinoso argomento colonia. Anche perché la volontà di mantenere l’immobile di proprietà pubblica sembra essere il punto fondamentale per un possibile recupero dell’area.
Un altro dato che spiega bene la complessità dell’accesso ai bandi europei è relativo al tasso di vincita che si aggira sul 10 per cento, cioè nove progetti su dieci non vengono ammessi ai finanziamenti. «Ciò non toglie che ci faremo trovare pronti se dovessero uscire bandi di finanziamento», dice Ciompi. La speranza è che il Comune trovi una via alternativa all’inagibilità; coinvolgere altri soggetti potrebbe essere una base da cui ripartire senza cedere sulla proprietà pubblica di tutta l’area. —
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