Lutto
Perseguitato dai nazisti e salvato dal generale, Italo non ha vinto il virus
Servi aveva ricevuto il Bar Mitzvah nella sinagoga di Pitigliano. La sua famiglia era originaria della Piccola Gerusalemme
«Non sono uno storico o un critico cinematografico. Sono stato il ragazzino di 13 anni che, in quel lontano 1936, appare nella foto della comunità ebraica di Pitigliano in occasione del mio Bar Mitzvah. Molti anni sono passati, ma il ricordo dei miei antenati, vissuti in quella città, è ancora presente nella mia mente». Italo Servi viveva a Winchester, nel Massachusetts. Era emigrato negli Stati Uniti con la sua famiglia, dopo aver vissuto l’orrore della persecuzione e delle leggi razziali. Era particolarmente legato al paese del tufo, Servi, il cui cognome richiama subito alla mente la storia della comunità ebraica sulle colline del Fiora. Al cimitero ebraico riposa ancora Isacche Lattes, bisnonno di Italo, fondatore della Società di Mutuo Soccorso e moel. Sabato pomeriggio Italo Servi è morto, ucciso dal Covid a 98 anni.
Italo “Al” Salomone Servi, era nato il 3 ottobre 1922 a Gallarate, in Italia ed era l’ultimo di sei figli di Aldo e Amelia Servi. La famiglia di Al risale al diciottesimo secolo e allora viveva a Pitigliano. Nella Piccola Gerusalemme, Al nel 1936 ricevette il Bar Mitzvah, il momento in cui un bambino ebreo raggiunge l’età della maturità e diventa responsabile per sé stesso nei confronti della halakhah, la legge ebraica durante lo Yom Kippur nella sinagoga costruita nel 1598.
Nel 1938, quando le leggi razziali furono emanate dal regime fascista, a Italo fu proibito per legge di frequentare le scuole pubbliche ma lui continuò a studiare in un liceo organizzato frettolosamente dalla Comunità ebraica di Milano e fu tenuto da illustri professori universitari ebrei a cui era vietato insegnare in tutte le altre istituzioni.
Con la caduta del regime fascista nell’aprile 1942 e la firma dell’armistizio da parte dell’Italia, iniziarono le deportazioni tedesche degli ebrei e Italo, insieme alla sua famiglia, si trasferì a Recanati, in provincia di Macerata, dove si sono presentati come rifugiati dopo i bombardamenti di Milano.
La famiglia si nascondeva in ambienti molto angusti, aiutata dai recanatesi. La città alla fine fu liberata dalle forze alleate il 1 luglio 1944 e la loro vita tornò lentamente a una nuova normalità.
Nel 1946 si laureò in Chimita industriale all’Università di Milano e l’anno dopo emigrò negli Stati Uniti per studiare al Massachusetts Institute of Technology. Al ha conseguito un dottorato di ricerca nel campo emergente della metallurgia nel 1950 e ha avuto una lunga carriera di successo lavorando nella ricerca applicata.
Nell’autunno del 1948 incontrò l’amore della sua vita, Caroline Bordetsky, all’Harvard Hillel House. Si sono sposati il 25 agosto 1950. Al e Caroline hanno avuto una vita meravigliosa insieme per 63 anni fino a quando Caroline lo ha preceduto nella morte il 20 aprile 2014. La coppia ha avuto tre figli: Ronald Joel Servi, Leslie David Servi, Devorah Gloria Servi, quattro nipoti e tre pronipoti.
Al e la moglie Caroline prima e i suoi figli poi, sono rimasti legatissimi alle due famiglie recanatesi che li avevano aiutati a nascondersi, i Morena e i Moretti.
Si scrivevano spesso, si scambiano lettere cariche di affetto e riconoscenza e si raccontavano le rispettive vite, senza dimenticare quanto avessero fatto per i Servi, allora perseguitati, salvandoli dalla deportazione. Al raccontava sempre di quando era stato nascosto in un baule insieme alla sua sorellina: il generale Terenzio Morena, con il quale condivideva un’abitazione, aveva fatto mettere a sedere i suoi due figli sopra, in modo da non farli scoprire. Salvando loro la vita.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
