Sicurezza
Comitati all’attacco: «Giù le mani dall’ex cava»
Anche il sindaco di Campagnatico si oppone all’ipotesi del ripristino, attesa per la conferenza dei servizi
Lina Senserini
Campagnatico. A Paganico e a Campagnatico ieri non si parlava d’altro. La notizia che l’area mineraria di Pietratonda potrebbe essere acquistata da Venator, proprietaria degli stabilimenti di Scarlino in cui si produce biossido di titanio, ha scatenato ulteriori timori sul destino delle ex cave, anche se il progetto di ripristino presentato dalla proprietà, Accornero srl, deve passare al vaglio della conferenza dei servizi del 16 febbraio.
Il piano, infatti, prevede l’utilizzo di oltre un milione di tonnellate di gessi rossi, derivati dallo scarto della lavorazione del biossido stesso negli stabilimenti della multinazionale, al polo chimico del Casone. Le prime reazioni sono arrivate dal Comitato per il No, che raccoglie i cittadini di Campagnatico, il comune in cui si trova l’area oggetto del ripristino, e di Paganico, il centro abitato più vicino a Pietratonda. «La notizia della eventuale vendita del sito dell’Incrociata – scrive il comitato – deve far riflettere la popolazione su come questi luoghi di valore possano essere acquisiti dal primo offerente. La privatizzazione delle aree verdi nasconde spesso progetti più ampi, nei quali l’essere umano modifica la natura a proprio piacimento senza rispettare l’ecosistema. Noi non abbassiamo la guardia e continueremo la nostra battaglia, ricordando che, indipendentemente dal risultato della compravendita, l’ultima parola sul progetto di stoccaggio dei gessi rossi verrà espressa soltanto nella conferenza dei servizi».
Dello stesso avviso anche il comitato Val di Farma, che da tempo si batte in difesa dell’ambiente, in particolare contro i vari progetti per individuare aree di smaltimento dello scarto di lavorazione del biossido di titanio. «La trattativa tra Venator e Accornero ci preoccupa, ma non ci sorprende», scrive il comitato. «Sono anni che “incrociamo le armi” con l’azienda, ogni volta che sono stati individuati siti di stoccaggio non idonei ad ospitare un materiale inquinante e pericoloso, per l’uomo e l’ambiente, come i gessi rossi». Fermo sulla posizione di netta contrarietà anche il sindaco di Campagnatico, Luca Grisanti. «Ero a conoscenza delle trattative per la vendita delle cave di Pietratonda – spiega – informato dalle aziende confinanti che avevano ricevuto la notifica per l’esercizio del diritto di prelazione. La mia posizione non si sposta di una virgola, perché ero e resto contrario a questo progetto. Capisco bene i problemi occupazionali, ma non per questo si deve mettere a rischio la salute dei cittadini e la qualità del territorio, portando nelle cave un milione di tonnellate di gessi rossi, oltretutto in un sito che si è rinaturalizzato spontaneamente». Per Roberto Barocci, del Forum ambientalista di Grosseto, ci sono anche i risvolti istituzionali da valutare. «Alcuni mesi fa – spiega – l’allora consigliere regionale Leonardo Marras ha presentato un’interrogazione, che tra le altre cose chiedeva alla giunta di verificare la documentazione esistente negli uffici della Regione stessa, riguardo alle verifiche effettuate dal settore Miniere sul ripristino ambientale delle cave di Pietratonda. Non sappiamo se la giunta abbia risposto a Marras, ma nel frattempo, come Forum abbiamo condotto questa ricerca». —
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