Il Tirreno

Grosseto

la tragedia di capalbio 

L’uxoricida piange in cella: "Non ricordo nulla"

Pierluigi Sposato
Elena Madalina Luminita con il marito, e suo assassino, Adrian
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Elena Madalina Luminita con il marito, e suo assassino, Adrian

L’avvocato vuole chiedere un accertamento sulle sue condizioni psichiche. Il 2 gennaio l’indagato non ha risposto al gip

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CAPALBIO. «Lunedì (4 gennaio 2021, ndr) andrò a Pisa, al carcere, dove il mio assistito è detenuto, per chiedere della documentazione medica e parlare con il personale, anche gli assistenti sociali: Adrian Luminita mi dice di non ricordare cosa è successo, di aver sofferto di disturbi nel periodo precedente all’omicidio, e poi piange continuamente, è prostrato, mi hanno riferito dal carcere. Il dubbio è che sia stato davvero capace di intendere e di volere al momento dei fatti».

Così l’avvocato Paolo Malasoma, difensore (da ieri di fiducia) dell’uomo di 39 anni di nazionalità romena in carcere per aver ucciso a coltellate la moglie connazionale Elena Madalina Luminita, 32 anni, tra il 6 e il 7 dicembre scorsi, e di aver cercato di dar fuoco al corpo nella casa di via della Speranza, a Pescia Fiorentina di Capalbio. Un incendio, poi spento, nel quale lui stesso era rimasto ustionato, finendo in ospedale a Siena. Migliorate le sue condizioni cliniche - che in un primo momento avevano impedito l’interrogatorio di garanzia (l’arresto era stato comunque convalidato il 10 dicembre a causa del pericolo di reiterazione del reato e del pericolo di fuga) - Adrian è stato trasferito a Pisa, nel carcere dotato di infermeria.

E ieri in videoconferenza, proprio da Pisa, si è svolta l’udienza di convalida. A Grosseto c’erano il pm Valeria Lazzarini e il gip Marco Mezzaluna. Ma l’indagato ha preferito non rispondere: «L’ho consigliato io - dice Malasoma - anche in considerazione del suo stato psichico attuale ma anche per il valore che le sue dichiarazioni possono assumere in questa fase».

Luminita sa di andare incontro a un ergastolo e che l’attuale normativa non prevede più la possibilità di chiudere il processo all’udienza preliminare: per lui la prospettiva è quella della Corte di assise. «Proverò comunque a chiedere un rito abbreviato», dice Malasoma, che si riserva appunto di valutare le risultanze cliniche. «Se sarà possibile, chiederò una perizia psichiatrica».

Dal punto di vista delle indagini, i carabinieri del Nucleo operativo stanno completando gli atti necessari alla chiusura del fascicolo. Molto probabilmente sarà compiuto un nuovo sopralluogo nell’appartamento; molto probabilmente dovranno essere nuovamente sentiti alcuni testimoni; molto probabilmente sarà necessario acquisire nuova documentazione, anche medica. —

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