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Albegna, gli alluvionati all’attacco «A ogni allerta tremiamo ancora»
All’indomani della visita di Giani, Vita è preoccupata. «Senza interventi a monte non c’è sicurezza»
Ivana Agostini
ALBINIA. «Senza interventi sull’Albegna a monte del ponte di Marsiliana, più a valle nella zona di Albinia e delle sue campagne non si può parlare di sicurezza».
Lo sostiene l’associazione Vita (Volontari indipendenti per il territorio dell’Albegna), preoccupata del fatto che, dopo otto anni dalla prima alluvione, da Marsiliana verso Saturnia gli unici interventi fatti dal Consorzio, costati un milione di euro, siano stati vanificati dalla prima piena. L’associazione va all’attacco all’indomani della visita del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, avvenuta due giorni fa a Magliano, e che ha evidenziato la volontà del Genio civile e del Consorzio di Bonifica di mettere in cantiere la realizzazione di argini trasversali per rallentare l’acqua durante gli eventi di piena, nella parte alta dell’Albegna.
«Siamo preoccupati – dice il presidente di Vita Aldo Leonzi – Dopo anni ancora stiamo parlando di progetti. Tutte buone intenzione che fanno vivere noi alluvionati della parte bassa nell’angoscia, come nel 2019 quando l’Albegna e il Magione hanno rischiato di esondare». L’associazione albiniese non era invitata a Magliano, ma ha colto ugualmente l’occasione per lasciare documenti a Giani. Pur accogliendo con favore l’interesse dimostrato dal sindaco Diego Cinelli nel portare avanti la causa della messa in sicurezza, Vita fa presente che a differenza di quanto sostenuto dal presidente della Bonifica Fabio Bellacchi «la situazione del fiume da Marsiliana fino alla foce di Albinia non sia affatto ottimale. In questi anni non sono stati realizzati lavori incisivi sull’Albegna a monte. Questo non può farci stare tranquilli, sono anni che aspettiamo, che portiamo le nostre istanze davanti alle istituzioni. Ultimamente anche al prefetto. Cinelli sa benissimo che tutto ha avuto inizio con Vita che, nel 2014, occupò la strada regionale 74 dopo la seconda alluvione. Solo allora iniziarono i lavori per riportare l’Albegna alla sezione originaria. Sono anni che sente parlare di “faremo” e “stiamo pensando”. Durante ogni allerta arancione i cittadini, sopratutto nella zona di Polverosa, Fornace, Guinzone e Albinia colpiti da due alluvioni, tremano. Non facciamo polemica. Ringraziamo Giani per aver detto che è il momento dei progetti per i quali trovare finanziamenti – conclude Leonzi –. Ora però è anche il momento in cui le parole lascino lo spazio ai fatti, quelli veri. Dopo otto anni i tecnici stanno ancora studiando cosa fare. Non lo possiamo accettare». —
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