Il Tirreno

Grosseto

Niente consegne né a casa né a scuola Anche babbo natale resta disoccupato

silvano polvani
Niente consegne né a casa né a scuola Anche babbo natale resta disoccupato

L’incontro in città con il personaggio più amato dai bambini Non potrà andare a trovare i piccoli che stanno male  

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silvano polvani

È sconsolato e inoperoso il babbo natale che ho incontrato per caso a Follonica subito dopo l’ingresso al monumentale cancellone dell’ex Ilva. È sdraiato su una panchina, con la testa reclinata sul suo sacco di regali, intento a soffiare bolle di sapone che si disperdono nel cielo in una goccia straripante dei colori dell’arcobaleno.

È triste, com’è giusto che sia, in questo anno che sta volgendo al termine dopo averci devastato e travolto con la sua pandemia, lasciandoci nell’ansia per un futuro incerto.

La città sta tentando di reagire in questo Natale, la festa più amata dell’anno e anche la più sentita. Ma è un Natale diverso. Nonostante le luminarie che decorano la città e le vie del centro, regalino il luccichio delle luci, manca quella naturale suggestione di sempre che è capace di trasportarci in quell’emozione, dovuta alla presenza della gente, tanto da creare quell’atmosfera magica che solo il Natale è capace di darci. E lui è lì, il nostro babbo natale, triste, fermo e inattivo, ora sdraiato nella panchina, ora seduto di fronte ad un portone, ora in cammino con il suo sacco di regali, lungo le strade deserte alla ricerca dei bambini.

Ogni anno, a dicembre, si veste di rosso e rende felici centinaia di bimbi che gli saltellano incontro e non vedono l’ora di parlargli. Va negli asili, nelle scuole, in strada. Lo fa da tanti anni per conto della Croce Rossa Comitato di Follonica. Sa tutto su storie e leggende che riguardano il suo personaggio, si muove con una certa difficoltà ma va compreso: il soggetto da rappresentare è un anziano signore, panciuto, gioviale e occhialuto, vestito con il più classico dei costumi dal colore rosso con rifiniture di pelliccia bianca e poi con una lunga barba anch’essa bianca, delizia dei bambini.

Il nostro babbo natale, nella vita Fabio Apollinari, mal si adatta a questa situazione che ci vede chiusi in casa, costretti a difenderci da quelle maledette goccioline infette che ci impediscono il contatto umano, stare assieme, abbracciarci e sorridere. Sopporta male di non poter svolgere il suo lavoro, come ha sempre fatto: nelle scuole dove si è ritrovato accerchiato da bambini felici che subito familiarizzano con lui, tentano di tirargli la barba, di saltargli in collo, di porgli domande. Per lui è un piacere, mi confida, rispondere alle più strane delle interrogazioni che gli vengono poste, c’è che gli chiede delle renne, della neve, degli elfi ma in ultimo e in particolare attendono i regali che puntualmente arrivano, piccoli doni preparati dalla scuola, ognuno segnato dal proprio nome.

Ma come cala la sera, la notte del 24 dicembre, l’emozione si fa palpabile. I bambini fremono in attesa di babbo natale per la consegna dei regali, e non solo loro. È allora che il nostro babbo natale, mi racconta, si reca nelle case, bussa con garbo, il suo ingresso è salutato dalle famiglie che attorniate dai propri bambini, riunite attorno alle luci e agli addobbi natalizi, gli danno il benvenuto in un contesto che ha al centro un’atmosfera seducente e serena come può essere una famiglia.

All’inizio, mi confida, qualcuno dei piccoli rimane meravigliato e incredulo, come spaventato da quella mitica figura, ma sarà lui con il suo modo affabile come può essere quello di un nonno, dai modi gentili e cordiali a rassicurarlo per consegnare il dono che aveva chiesto. Ci sono, racconta Fabio, dei genitori, che gli chiedono che prima di dare il regalo di raccomandargli e farsi promettere di mangiare, di essere buono con la sorellina, di stare attento a scuola. Piccoli trucchi per richiamare a dei doveri piccoli uomini e donne che crescono. E poi, si confida Fabio, non c’è emozione più grande che strappare un sorriso a quei bambini malati che sanno di non poterlo incontrare al supermercato o nelle vie del centro, è un botto di commozione e ottimismo difficile da trattenere.

Ed oggi, è la sua delusa conclusione, come è possibile che non sia angosciato per essere costretto a rimanere disoccupato. Si è vero la tecnologia porterà babbo natale nelle case, saluterà i bambini, ma vuoi mettere l’emozione magica e unica della presenza di quel vecchietto, vestito di rosso, barbuto e dal grande sacco pieno di sorprese?. —© RIPRODUZIONE RISERVATA

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