Gioco
Ultimo giorno di udienza per il giudice Puliatti, da gennaio in pensione
GROSSETO. Venerdì 18 dicembre è stato l’ultimo giorno di udienza da giudice monocratico per Giovanni Puliatti, che da gennaio lascerà la magistratura per raggiunti limiti di età.
Nato a Sassari il 7 gennaio 1951, in magistratura dal 1977, è da più di venti anni in servizio al Tribunale di Grosseto, dove ha ricoperto anche il ruolo di presidente di sezione. E tra le migliaia e migliaia di procedimenti da lui trattati - Corti di assise comprese - c’è da ricordare, sicuramente, quello nei confronti di Francesco Schettino, imputato per il naufragio della Concordia; aveva presieduto il collegio che nel 2015 aveva emesso la condanna a 16 anni, dopo 72 udienze al teatro Moderno, con 553 pagine di motivazioni scritte insieme ai colleghi Marco Mezzaluna e Sergio Compagnucci.
Equilibrio, ironia, capacità di ascoltare, di mediare e di stemperare i toni qualora questi eccedano. Queste le qualità che gli sono unanimente riconosciute e che del resto è stato facile sperimentare assistendo a una qualsiasi delle sue udienze. Una colonna di piazza Albegna/Fabbrini, un uomo che si è fatto ben volere anche dal personale della cancelleria, che ieri lo ha salutato anche con un regalo, un campanello infiocchettato, accompagnato da un biglietto: “Al giudice che ogni imputato vorrebbe incontrare, l’ultimo campanello prima della nuova vita lo vuol suonare la sua cancelleria”, hanno scritto coloro che si sono scherzosamente definite le sue “badanti”. Un legame speciale tra il magistrato e il personale, quello che in fondo ha poi consentito che il lavoro potesse procedere nel modo più fluido possibile, anche a costo di sacrifici personali, con lui come con altri colleghi.
E negli ultimi mesi, quando era chiaro che non ci sarebbero state proroghe nel suo mandato (e chi lo conosce sa bene che sarebbe rimasto ancora a lungo e molto più che volentieri), chi ha scorso il ruolo delle sue udienze del giovedì e del venerdì ha visto il numero considerevole di fascicoli da lui trattati, come se il lavoro fosse all’inizio e non alla fine, come se il magistrato potesse chiudere in qualche modo larga parte del suo carico senza lasciare ai colleghi il fardello di procedimento già avviati. Non sempre è stato possibile, e pur con tutta la collaborazione fornita da cancelleria e avvocati. Il suo lavoro, comunque, non è ancora del tutto completato: ci saranno da scrivere tra l’altro le motivazioni di molte sentenze. Insomma, occuperà ancora per qualche tempo l’ufficio al primo piano, a fianco dell’aula di Corte di assise. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
