Gioco
La mafia allenta i tentacoli Maremma a bassa infiltrazione
Il presidente di Avviso Pubblico riceve il premio “Gavorrano per la legalità” Nell’occasione presentati i risultati raccolti dalla Scuola Normale di Pisa
Alfredo Faetti
grosseto. La crisi economica dovuta alla pandemia e la grande attenzione che quest’ultima richiama su di sé offrono terreno fertile a realtà che con affari e omertà vanno a nozze: le mafie. Fenomeno di cui si è discusso l’altro giorno durante la consegna della terza edizione del premio “Gavorrano per la Legalità”, che il Comune minerario ha conferito a Roberto Montà, presidente di Avviso Pubblico, l’associazione che da 25 anni richiama le amministrazioni pubbliche nella lotta attiva alla criminalità organizzata.
È stata l’occasione, seppur in streaming, per fare il punto della situazione in Maremma, anche alla luce dei nuovi studi pubblicati nei giorni scorsi: le anticipazioni sul quarto rapporto sulle infiltrazioni mafiose in Toscana, stilato dalla scuola Normale di Pisa e dalla Regione, e il report sulla permeabilità dei vari territori italiani alla criminalità firmato da Eurispes, l’istituto privato di ricerca. Due documenti che offrono spunti di riflessione anche per il Grossetano, che sembra uscirne “piuttosto bene”, come ha detto il capo della Direzione investigativa antimafia di Firenze Francesco Nannucci, che ha preso parte alla cerimonia. In entrambe le pubblicazioni fanno ben sperare per quel che riguarda la Maremma, terra non nuova ad episodi legati alle mafie, anche piuttosto recenti. Basta pensare alla sparatoria consumata a Follonica nel 2017, citata anche dal sindaco di Gavorrano in apertura della cerimonia.
Nelle anticipazioni del rapporto della Normale, riassunte in 15 pagine, la provincia di Grosseto viene citata una sola volta e in chiave positiva: insieme a quella di Lucca, è l’unica in Toscana a non alcun procedimento penale in Procura censito nel 2019 legato allo sfruttamento delle persone, né per prostituzione né per manodopera. Stesso incoraggiamento arriva dallo studio di Eurispes, che colloca la Maremma nella fascia medio-bassa di permeabilità alla criminalità organizzata. «La provincia di Grosseto ne esce sostanzialmente bene», ha riassunto Nannucci, ribadendo però l’importanza a tenere alta la guardia. Perché la mafia non si vede, ma c’è, anche in Toscana. È questa la certezza anticipata dalla Normale di Pisa. «In un momento complicato come questo è ancor più pericolosa», ha detto il prefetto di Grosseto Fabio Marsilio, elencando le peculiarità che rendono il territorio «difficilmente controllabile» sotto questo aspetto: la grande estensione, la bassa densità demografica e un tessuto economico fatto soprattutto di piccole aziende non abbastanza strutturate per far fronte a certi fenomeni. «L’insieme di questi elementi deve farci tenere alta l’attenzione», dice Marsilio. Specialmente al tempo del Covid. «La crisi economica dovuta alla pandemia porta a un gran bisogno di liquidità da parte delle aziende, che si rendono facile preda delle mafie», spiega il sindaco di Follonica Andrea Benini, che di Avviso Pubblico è il coordinatore provinciale. Sulla fragilità dei privati, cittadini o aziende che siano, è intervenuto il presidente della Camera di Commercio di Grosseto e Livorno Riccardo Breda, spiegando che sono stati messi in campo dei sostegni con la collaborazione dell’associazione “Toscana anti usura”: sono stati allestiti otto punti di ascolto, ma è stata stretta anche una collaborazione con il sistema bancario per far sì che i privati possano velocizzare le procedure necessarie per accedere a forme di sostegno. Attenzione e prevenzione: questi dunque i due pilastri della prevenzione in Maremma.
Ma le mafie si muovono anche per zone grigie, cercando contatti e appoggi con professionisti del territorio che facilitino l’ingresso della loro organizzazione e dei loro soldi. Su questo piano, giocano un ruolo fondamentale le amministrazioni pubbliche. «Per combattere la criminalità organizzata giocano un ruolo importante anche le amministrazioni e i loro uffici – prosegue – Ecco perché portiamo avanti dei corsi di formazione su questo argomento».
La lotta attiva da parte del pubblico è del resto la missione di Avviso Pubblico, motivo per cui gli è stato conferito il premio. «Questo premio è la testimonianza del senso di un gruppo di amministratori locali – ha commentato Montà – che 25 anni fa decisero di dare vita ad un’associazione per impegnarsi insieme in progetti di formazione civile contro le mafie e la corruzione. Oggi sempre di più sappiamo che fare rete è necessario e imprescindibile per sconfiggere le mafie». —
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