La protesta
Code alle Poste Cittadini esausti
Gli anziani si lamentano per le lunghe attese in piedi E tra di loro c’è chi chiede una corsia preferenziale
grosseto. Per la terza giornata consecutiva si sono formate code fuori dagli uffici postali di Grosseto, soprattutto nella sede centrale di piazza Rosselli. Con il prolungarsi delle restrizioni dovute alla pandemia da Covid, l’ingresso resta infatti contingentato, con inevitabili difficoltà a raggiungere gli sportelli per le scadenze fiscali e per gli altri servizi. Non solo, in alcune sedi – proprio per mantenere un equilibrio tra la sicurezza del personale e dei cittadini, la necessità di smaltire le ferie, le norme da rispettare – stanno proseguendo le riduzioni degli orari e del numero degli sportelli: con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti.
Con la stagione invernale, poi, l’attesa all’esterno è ancora meno sopportabile e le code, come quella di ieri (ma il giorno precedente – mercoledì – era anche peggio) balzano agli occhi. Il Tirreno si è recato all’ufficio postale centrale per sentire il parere dei cittadini: nessuno ha voluto comparire con il cognome sul giornale.
Razim sta uscendo e racconta di aver visto solo un paio di sportelli aperti: «Io – dice – ho aspettato un’ora per fare un versamento». Carmine è anziano e lo accompagna il figlio; dopo 15 minuti sulle scale, fuori, si lamenta ad alta voce e alcuni lo fanno avanzare nella fila, in modo che più avanti, una addetta di Poste Italiane lo faccia accomodare. «Nonostante le segnalazioni che sono state fatte a Poste Italiane, anche attraverso la politica e gli amministratori – spiega Patrizia, che sembra conoscere le problematiche dell’azienda e i disagi vissuti dalle persone – purtroppo nulla è stato modificato per facilitare gli accessi ai pochi sportelli aperti. Ero già venuta ieri e sono tornata a casa, perché c’erano settanta persone solo qui fuori in attesa. Non so dentro…». Mauro, che è anziano, chiede che venga prevista «una coda solo per i più vecchi, magari da un altro ingresso, con la possibilità di mettersi a sedere, perché io sono qui da 40 minuti e iniziano a farmi male le gambe; del resto in questo palazzo le porte non mancano».
Tutti gli intervistati evidenziano l’urgenza di una riapertura degli uffici postali a regime, come prima della fase più acuta dell’emergenza Covid. Gli fanno eco diverse altre persone. Franco segnala di aver trascorso in fila un’ora. Miruna fa presente che ormai è sempre così: «Bisogna avere pazienza, aspettare, ma non è giusto». Infine c’è Davide, che canta fuori dal coro: «Sarà che molti hanno la memoria corta, ma io aspettavo sempre almeno mezz’ora anche quando non c’era il Covid e le poste centrali erano a regime. L’unica differenza è che ora si deve attendere fuori».
Ecco la risposta di Poste Italiane: «Sì, confermiamo i picchi di afflusso degli ultimi giorni, ma le modalità organizzative tengono conto di molteplici fattori, il distanziamento, certo, ma anche altre misure che si legano alla gestione del personale. È un equilibrio complesso quello tra la tutela dei cittadini e dei nostri dipendenti, il garantire servizi essenziali durante questa emergenza, le scadenze, le legittime esigenze di una clientela molto diversificata». –
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