Gioco
Renzetti: «Licenziamento politico, è stato un autogol»
Massimiliano Frascino
GROSSETO. La sentenza del Tribunale di Livorno che ha dato soddisfazione a Giacomo Termine, sindaco di Monterotondo Marittimo licenziato dal sindaco di Piombino in veste di suo dipendente, è stato un esito rumoroso di una vicenda complicata, iniziata diversi mesi fa. Termine è stato reintegrato nel suo ruolo, e ora deciderà cosa fare. Ma per Claudio Renzetti, segretario della Camera del lavoro di Grosseto che subito aveva sottolineato l’illegittimità del licenziamento, l’esito di questa controversia è motivo di una riflessione che va oltre il «caso di specie».
Allora Renzetti, immaginiamo sia soddisfatto.
«Senza dubbio. Sia sul piano del contenuto della sentenza del giudice del lavoro, sia sul piano personale per Termine. Non avevo alcun dubbio che sarebbe finita con la sconfessione dell’operato del sindaco di Piombino, Ferrari. Tuttavia sono soddisfatto ma molto preoccupato».
Perché?
«Perché in questa brutta storia Ferrari ha forzato la mano solo per motivi politici, con l’obiettivo dichiarato di colpire strumentalmente un suo dipendente che fa politica su un fronte opposto. Questa cosa è inaccettabile nel merito e nel metodo. E la penserei allo stesso modo anche a ruoli invertiti, per essere chiari».
Entriamo nel merito.
«Trovo molto preoccupante che si sia tentato con disinvoltura irresponsabile di far passare il diritto costituzionalmente garantito di svolgere un ruolo elettivo essendo un lavoratore dipendente, come un privilegio insopportabile da additare al pubblico ludibrio. Perché questo è stata la strada scelta per colpire l’obiettivo politico. Un atteggiamento molto populista, che non ha riguardi né per le Istituzioni, né per lo stato di diritto. Quindi nemmeno per le persone».
Ci va giù duro.
«Non m’interessa la politica, ma i principi di convivenza democratica. E c’è dell’altro».
Cioè?
«Se fosse passato il punto di vista di Ferrari, avrebbe significato sancire che solo chi ha le condizioni economiche potrebbe svolgere il ruolo di amministratore. Solo chi fosse abbastanza benestante da poter rinunciare al proprio lavoro. Il Tribunale di Livorno ha rifiutato in modo netto quest’ipotesi».
Questa sentenza tutela quindi tutti, secondo lei. Giusto?
«Esatto. Tutela chi ha una malattia grave, chi deve assistere un figlio disabile o un genitore non autosufficiente, una lavoratrice che può avere un figlio, non solo un dipendente di un Comune che fa il sindaco di una piccola comunità. Ma c’è ancora dell’altro».
Addirittura?
«Prendo a pretesto quel che succede negli Usa, dove Trump continua a negare l’evidenza. Anche qui da noi, oramai, sono in troppi a pensare di poter sostenere qualunque cosa a prescindere dal merito e dai dati di fatto. Ferrari ha rivendicato la sua “vittoria”, manco vivesse sulla luna. E senza nessun imbarazzo. L’importante è sostenere la propria tesi, anche quando ti dimostrano che è infondata. E questo è molto pericoloso. Perché mina la fiducia nelle nostre regole, giuridiche e sociali». —
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