Il Tirreno

Grosseto

l’emergenza abitativa 

«Fateci pagare ma lasciateci stare qui» L’appello degli abitanti dell’ex Ilva

Giulia Sili
«Fateci pagare ma lasciateci stare qui» L’appello degli abitanti dell’ex Ilva

Valerio e sua madre sono entrati in un appartamento dopo aver sfondato la porta: hanno vissuto per mesi sulle panchine

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follonica

Valerio Cinelli ha 47 anni e da 3 vive con la madre e un coinquilino in uno degli appartamenti sotto alla torre dell’Orologio. Il suo vicino è Franco Carresi, 50 anni, tutti passati all’interno dell’ex Ilva.

Sono circa 20 le persone che vivono nella abitazioni che sono disseminate all’interno delle mura magonali di Follonica. Alcuni di questi sono abusivi che hanno occupato le vecchie abitazioni chiuse dal Demanio, altri invece sono occupanti senza titolo, ovvero famiglie alle quali in passato era stato assegnato un alloggio ma che oggi non ne avrebbero diritto.

Valerio e Franco hanno due situazioni diverse ma la loro paura è la stessa: perdere la casa. Situazioni particolari, note all’amministrazione comunale e di difficile gestione. Lo scorso gennaio alcune abitazioni, quattro edifici storici in tutto, sono state dichiarate inagibili per gravi problemi strutturali in seguito ad una ricognizione fatta fare dal commissario Alessandro Tortorella ed eseguita dal personale dell’ufficio tecnico del Comune e dai vigili del fuoco. Il sopralluogo era avvenuto lo scorso 15 gennaio e, da una sommaria valutazione dall’esterno, era emerso che tutti i fabbricati presentavano problemi strutturali, con «evidenti segni di danneggiamento, che ne precludono molto seriamente la sicurezza e la stabilità».

Lesioni tali che non consentirebbero l’uso delle abitazioni in sicurezza da parte dei 13 occupanti. Gli edifici dichiarati inagibili sono la torre dell’Orologio, la casa con torretta, la ex Ferriera e gli appartamenti che si affacciano su via Roma.

La notifica di inagibilità ha però messo in evidenza un problema serio, che si trascina da decenni: quello delle persone che all’interno di quelle abitazioni ci vivo e che da lì non vogliono andarsene. «Si trovano i soldi per fare tante cose dentro all’Ilva, possibile che non si trovino per le nostre case?», dice Franco. Proprio a lui il Comune nei mesi passati aveva però fatto delle proposte: una soluzione abitativa a Scarlino oppure a Gavorrano.

Alternative legate all’emergenza abitativa ma che lui non ha accettato: «Mi hanno detto che non solo devo uscire di casa ma devo anche cambiare comune, Scarlino o Gavorrano – dice Franco – Io qua ci vivo da sempre pago le tasse e voto, non mi sembra una cosa da poco. Perché devo andarmene?».

Anche Valerio e sua madre vogliono restare. Lui, follonichese, racconta di aver avuto un passato burrascoso e che per diversi mesi ha dormito su una panchina, prima di sfondare la porta dell’appartamento sotto alla torre dell’Orologio. «Mia madre dopo il divorzio ha perso il lavoro – racconta Valerio – e ci siamo ritrovati in strada. Per un bel po’ abbiamo dormito su una panchina, lei si è rovinata la schiena poveretta. Poi una mattina, dopo un paio di mesi che vivevamo così, ho conosciuto un ragazzo che ha capito la mia situazione ed è stato lui che ha sfondato per noi la porta di quell’appartamento disabitato».

Questo è il terzo Natale che Valerio passa in quella casa a piano terra, dove è anche stato installato un contatore per l’acqua e per l’elettricità. «Fateci pagare qualcosa – dice Valerio – possiamo farlo, ma non vogliamo lasciare questa casa». —

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di Redazione web